Il futuro della Ferrari e di Montezemolo

Sutton-images.comSutton-images.com
blog / 12 agosto 2014

La pausa di agosto ha fermato il lavoro nelle squadre di F1 ma non ha sospeso le grandi manovre sotterranee che potrebbero rivoluzionare la struttura della Ferrari nel futuro. Anzi, per certi versi questa è l’estate più calda per il Cavallino degli ultimi anni. Da una parte Alonso sta proseguendo la sua trattativa per avere da Maranello un forte adeguamento dell’ingaggio in caso di estensione di contratto fino al 2019 (a proposito, non credete alla imbarazzata smentita del pilota e della squadra: la notizia che abbiamo anticipato su Autosprint è vera ed è confermata da nostre fonti molto attendibili), dall’altra si sta delineando un nuovo scenario che potrebbe riguardare anche il presidente Montezemolo. Di cui tornano a circolare le voci di una uscita dalla presidenza del Cavallino per accettare lo stesso incarico nella “nuova” Alitalia dopo l’accordo con la compagnia araba Etihad.

Ma perché Montezemolo dovrebbe lasciare la presidenza della Ferrari e che conseguenze potrebbe avere tutto questo? Bisogna partire dal fatto che è ormai evidente che si è logorato il rapporto fra Luca di Montezemolo e lo stato maggiore della Fiat. Non soltanto con Sergio Marchionne, che non è mai stato il primo “tifoso” di Montezemolo, ma soprattutto con John Elkann che della Fiat è il presidente e rappresenta in tutto e per tutto la famiglia Agnelli nell’azionariato.

Anni fa, alla morte di Gianni (2003) e poi di Umberto Agnelli (2004), proprio la famiglia Agnelli, che si era trovata di colpo allo sbando senza più una vera guida per l’industria automobilistica di proprietà, aveva voluto Montezemolo nel ruolo di presidente Fiat per garantire la continuità. Montezemolo era un amico di famiglia, un manager conosciuto e di cui fidarsi, l’uomo cui l’Avvocato aveva dato tanti anni prima la presidenza del proprio gioiello di famiglia, la Ferrari, per rilanciarla. Cosa che aveva compiuto con successo.

Ma da quel 2004 sono cambiate tante cose e soprattutto è salita al potere la nuova generazione della famiglia Agnelli, rappresentata da John Elkann e da suo cugino Andrea Agnelli (attuale presidente della Juve) che ha sostituito le anziane sorelle dell’Avvocato, in particolare Susanna Agnelli che era stata il principale sponsor di Luca Montezemolo come presidente Fiat nel 2004. Ed ora appare evidente la volontà della nuova generazione di voler riportare la famiglia Agnelli al comando delle imprese di famiglia.

Così dopo anni di autonomia assoluta in Ferrari, ora Montezemolo da qualche tempo sta subendo sempre più frequentemente le pressioni di Marchionne ed Elkann. E le cose si sono accelerate dal momento dell’annuncio della fusione Fiat-Chrysler. La quotazione del nuovo gruppo FCA alla borsa di New York ha fatto abortire i progetti di Montezemolo che da tempo pensava di far quotare in borsa la Ferrari su una piazza straniera (si parlava di Singapore). Ora invece il Cavallino dovrà seguire le strategie dei marchi di lusso del gruppo e avrà sempre meno autonomia.

Un altro momento delicato è accaduto lo scorso 6 maggio, quando Marchionne ha tenuto negli USA, presso la sede della Chrysler, la famosa assemblea in cui avrebbe svelato i piani quinquennali del gruppo. Un momento delicato e importante, dove si doveva far risaltare di fronte ai principali azionisti la compattezza del gruppo, i grandi progetti in cantiere e le ambiziose prospettive di sviluppo. Ebbene, mentre per tutti gli altri marchi – Fiat, Chrysler, Maserati, Jeep, ecc – sono stati i rispettivi numero uno delle varie marche, ovvero gli amministratori delegati, a descrivere i piani aziendali, nel caso della Ferrari è salito sul palco Marchionne in persona. È stato lui a rivolgersi agli azionisti in nome e per conto del Cavallino, e non Montezemolo che al convegno in Usa non era nemmeno presente. Molti l’hanno interpretato come un chiaro segnale per dimostrare chi comanda veramente nel gruppo.

L’ultimo episodio pochi giorni fa, quando nel rinnovo del consiglio di amministrazione Fiat Montezemolo non è stato inserito nel board di comando, dove era presente da tanti anni. In quel caso John Elkann si è giustificato dicendo che bisognava rinunciare a nomi italiani per far spazio agli stranieri per dimostrare la maggiore internazionalità del gruppo FCA. Peccato che di italiani nel board ce ne siano ben cinque, tra cui i soliti uomini di famiglia, Elkann e Andrea Agnelli.

Appare quindi evidente che giorno dopo giorno il duo Marchionne-Elkann stia togliendo sempre più spazio ed autonomia operativa a Montezemolo. Compresa la direzione dell’attività F1, affidata a Marco Mattiacci che è stato voluto dal duo Marchionne-Elkann, non da Montezemolo. Il quale per ora può difendersi rivendicando i grandi successi commerciali della Ferrari che anno dopo anno batte regolarmente i propri record di vendite e fatturato. Ma questa situazione non potrà andare avanti a lungo. Anche perché appare ormai chiaro che la strategia del rilancio Fiat sui mercati internazionali è affidata al “polo del lusso” che comprende Ferrari, Maserati e Alfa Romeo sempre più integrate fra loro in termini di produzione, strategia in contrapposizione con quello che era la visione di Montezemolo di una Ferrari indipendente ed autonoma.

In mezzo a queste situazioni è capitata la vicenda Alitalia-Etihad dove guarda caso i nuovi proprietari della compagnia aerea italiana sono da tempo in strette relazioni con la Ferrari. Etihad è la compagnia aerea di Abu Dhabi ed era sponsor del Cavallino in Formula Uno, tanto che la scritta campeggiava sull’alettone posteriore della Ferrari F1 di qualche anno fa. Ad Abu Dhabi la Ferrari ha creato il suo parco tematico e Montezemolo intrattiene ottimi rapporti con gli sceicchi del paese. Questo ha fatto pensare che lui possa essere l’uomo ideale per la presidenza della futura Alitalia. Ma Montezemolo vorrebbe conservare anche la presidenza della Ferrari. In passato più e più volte ha dichiarato che la Ferrari rappresentava la sua vita e a Maranello sarebbe volentieri rimasto per sempre. Ma se fosse messo nelle condizioni di dover scegliere?

Nel caso Montezemolo lasciasse davvero la Ferrari, l’ipotesi più probabile è che la presidenza torni nelle mani di un uomo della famiglia Agnelli. Come è successo con la Juventus, l’altro gioiello di famiglia. Ma può essere davvero il timido John Elkann – perché si parla di lui – l’uomo giusto per guidare una azienda come la Ferrari?

Il presidente ideale del Cavallino non deve essere soltanto un manager con grandi competenze finanziarie ma – come ha dimostrato perfettamente Montezemolo – deve possedere anche doti differenti perché il presidente della Ferrari ha un ruolo diverso rispetto a quello di altri marchi automobilistici. La Ferrari è un’eccellenza, un’icona di stile, quindi il suo n.1 deve essere anche una specie di super ambasciatore di tutto quello che s’identifica col marchio Ferrari, Un uomo capace di saper interpretare gusti e mode e imporre le tendenze stilistiche in materia di automobili; e poi una persona con qualità relazionali spiccate per interloquire con quei personaggi famosi – dagli attori fino ai Re – che sono gli acquirenti tipici delle Ferrari. Ma anche un uomo con una profonda conoscenza dei meccanismi dello sport perché la F1 è troppo importante per un marchio come Ferrari. Montezemolo incarna tutte queste qualità. Di nessun altro nel gruppo Fiat si può dire lo stesso. Chi potrà sostituirlo?

Alberto Sabbatini