Solo l’aritmetica con i suoi calcoli effimeri tiene accesa la fiammella della speranza per Sebastian Vettel. A spegnere quasi del tutto i suoi sogni di gloria, stavolta, ci ha pensato una candela. È un’alba nera, un altro risveglio da incubo per il popolo ferrarista, quella che s’allunga prepotente sul Mondiale 2017 con Lewis Hamilton che ha messo le mani su quel poker iridato che l’anno scorso gli era sfuggito nella lotta in famiglia con Nico Rosberg. Le quattro dita della mano destra esibite dall’inglese della Mercedes sul podio di Suzuka mentre distribuiva uno dei suoi soliti sorrisetti segnano quasi la fine di un sogno lungo otto mesi.

È stata una scena divertente quella di Lewis e Takuma Sato sul podio di Suzuka. Hamilton è rimasto affascinato dall’anello indossato dal giapponese, simbolo della vittoria alla 500 Miglia Indianapolis. «Chissà che un giorno non ne ottenga uno anche io» ha detto scherzando ma fino a un certo punto, rimangiandosi quanto detto all’epoca del debutto di Alonso in Indycar, lui così culturalmente aperto a quell’America che a Austin fra due settimane potrebbe consegnargli il quarto titolo iridato. Con 59 punti di vantaggio su Vettel a quattro Gp dal termine, s’è messo in tasca un vantaggio quasi incolmabile al culmine di una carriera da vero bulimico di vittorie e record.

Gli basta un amen, adesso, per chiudere il conto con largo anticipo e mettere in bacheca un altro alloro. Il Gp del Giappone segna la precisa linea di demarcazione di una stagione che alla Ferrari ha mostrato il suo volto più cattivo nel momento decisivo quando si è trattato di mettere in pista l’artiglieria pesante per combattere la sfida contro una Mercedes abituata a essere straordinaria quando si tratta di far vedere davvero gli attributi.

Formula 1 Giappone, si spegne la candela sulle speranze di Vettel

Tra Sepang e Suzuka, subito dopo il crash al via di Singapore, le Rosse sono andate clamorosamente in tilt con diversi componenti della power unit stressati nell’esasperata rincorsa a un campionato del mondo di F.1 sul quale adesso si iniziano a vedere i titoli di coda. «I (59) punti sono molti, ma bisogna anche essere umili e riconoscere che a noi sono mancate delle cose e a loro no. Detto questo, le ultime due gare ci hanno fortemente penalizzato ma per dei componenti che nulla avevano a che fare con la bontà del nostro progetto. Si riparte innanzitutto girando pagina, motivati, facendo delle analisi su quanto è successo e tornando ad Austin decisi a giocarcela».

È questo il condensato del pensiero del team principal della Scuderia, Maurizio Arrivabene dopo un altro week-end che poteva essere e non è stato. Non c’è ancora segnale di resa a Maranello. Come è giusto che sia, anche con una classifica che ha numeri capaci di togliere dalla testa ogni tipo di pensiero stupendo anche da quella di un folle sognatore. Non sembra esserci spazio per i sogni, stavolta. Ma solo la ferma volontà di non vedere più le immagini di quelle Ferrari rimaste mute o in grado di non offendere diventate un vero incubo tra la Malesia e il Giappone. C’è la necessità di puntellare la seconda piazza di Vettel dagli attacchi della concorrenza e c’è la voglia di gettarsi anima e cuore in qualcosa di romantico e impossibile.

Formula 1 Giappone, Ferrari: le non banali coincidenze che costano un Mondiale

Non sarà sufficiente per ribaltare le sorti di un campionato ormai firmato Hamilton, ma tanto vale provarci e chiudere una stagione comunque positiva che ha riconsegnato al Mondiale di F.1 una Ferrari tornata a far battere forte il cuore al suo popolo, ora molto abbattuto ma mai vinto.