«Siamo solo all’inizio del ritorno in Formula Uno dell’Alfa Romeo». Sergio Marchionne l’ha ribadito senza tentennamenti pochi giorni prima del Natale appena trascorso parlando con i giornalisti.

C’è molto di più dietro la geniale operazione di marketing con la quale il marchio del Biscione grifferà la Sauber nel Mondiale di Formula Uno 2018. «La relazione con Sauber è un buon inizio – ha sottolineato – Ma credo che abbia bisogno di stabilire delle radici molto più profonde. Quello siglato col team svizzero è la base di un impegno vero e proprio meccanico e tecnico dell’Alfa in F.1. Non lo potrà fare subito perché il primo anno si dovrà appoggiare alla Sauber per lo sviluppo della vettura e avrà bisogno della Ferrari come risorse tecniche ma anche l’Alfa è in grado di ristabilire la sua presenza in F.1 in maniera indipendente sempre utilizzando (credo) i motori Ferrari a indicare lo sforzo che il Cavallino sta facendo in questa area».

Non c’è solo un adesivo, insomma, dietro al rientro di un marchio che riaccende la passione e riporta alla luce una storia leggendaria. Una meravigliosa riscoperta delle origini del Biscione a più di trent’anni dall’ultima apparizione in F.1 e con un futuro che finalmente non resta dietro le spalle.

È per questo che abbiamo voluto dedicare Autosprint Collection all’Alfa Romeo: riportare alla luce la grande storia da corsa del marchio che ha lasciato la sua impronta da subito vincendo i primi due campionati del mondo della storia della Formula Uno. Juan Manuel Fangio, spiegò un giorno la sua scelta di correre per l’Alfa Romeo (con cui nel 1951 vinse il mondiale F.1) dicendo: «Per un pilota correre per l’Alfa Romeo è come per un tenore cantare alla Scala».

Enzo Ferrari, lo sanno tutti, ha iniziato la propria carriera sia come pilota, sia come team principal, facendo correre vetture Alfa Romeo. Soltanto tanti anni dopo ha costruito le auto con il suo nome. E quando finalmente una Ferrari vinse il primo Gran Premio F.1, a Silverstone 1951 battendo proprio un’Alfa, il Drake non nascose una punta di rimorso dicendo: «Oggi è come se avessi ucciso mia mamma», riferendosi al marchio che l’aveva cresciuto. Ora quel marchio rinasce anche grazie alla Ferrari. Il resto di questa storia lo racconterà il futuro. Nel frattempo noi apriamo il cassetto dei grandi ricordi tuffandoci in un passato che non ha mai smesso di essere presente nel cuore degli appassionati.

Marchionne: "L'Alfa in Formula 1 è una gran figata"