Circuito di Brasilia, metà luglio 1997. Gara di F.3 Sudamericana. A dieci anni di distanza dalla conquista del suo terzo mondiale in F.1, Nelson Piquet, prossimo a compiere 45 anni, ha ancora voglia di correre e soprattutto di stupire. Così, sulla griglia mentre lui si schiera ecco presentarsi una florida ragazza vestita solo di cappellino, tacchi alti e cartello indicatore… Così andava il mondo e alle corse si poteva vedere anche questo. Sorridendo. Come fece Piquet sotto al casco quel giorno di 21 anni fa. Come fece quella bionda che scaldava la griglia mostrando a tutti come mamma l’aveva fatta.

Fa davvero uno strano effetto rivedere quelle immagini ora che, dopo Bacco e Tabacco, la Formula Uno toglie anche Venere con la decisione di Liberty Media di chiudere l’epoca delle grid girl. Certo quello fu un eccesso, una provocazione, un limite oltrepassato sul confine dell’atto osceno in luogo pubblico dentro a un mondo delle corse maschilista perché sopratutto frequentato da maschi. Ma dove le donne non sono mai mancate. Dopo aver tolto le curve da pelo, questa è solo una logica evoluzione, borbottava l’altro giorno un signore al bar.

«Non davano fastidio a nessuno e non ricordo che nessuna ragazza sia mai stata obbligata a fare qualcosa che non volesse fare». Questo è invece quello che ha detto Bernie Ecclestone. A gamba tesa il pensiero di Niki Lauda: «Come si può essere così idioti? Le donne si sono emancipate e lo hanno fatto molto bene. Questa è una scelta non a favore, ma contro le donne. Dovremmo incoraggiare queste ragazze e invece sono stati gli uomini a decidere al posto loro». «È una decisione ridicola. Credo che ci siano cose che non debbano cambiare  e questa era una di quelle. È una bella tradizione, non si dovrebbe interrompere», ha commentato Sebastian Vettel. Sull’argomento ha detto la sua anche Marc Marquez: «Per la Dorna in Moto Gp le grid girl sono parte della carovana del Mondiale. E quindi rimangono. Io da questo punto di vista non sono né favorevole né contrario. Ma penso che quello oltre che un lavoro in più nel nostro mondo sia anche un’occupazione molto rispettabile fatto da ragazze e ragazzi totalmente felici e appassionati». Quelle stesse ragazze che in questo modo potevano guadagnare… 

E invece stop. Dopo il Wec, ora tocca alla F.1. Si chiude un’altra epoca. «È una decisione che il nostro sport doveva ormai prendere. Bisogna andare avanti con i tempi e focalizzarsi su quali miglioramenti possano essere fatti per far crescere ulteriormente la F.1. Spero che si tratti di una scelta che possa attirare un maggior numero di ragazze verso i tanti ruoli disponibili nel nostro settore», ha spiegato Claire Williams. Alla quale ha fatto eco Susie Stoddart che ha sottolineato: «Nella mia posizione di donna che ha trascorso oltre 25 anni nel motorsport: devo dire che l’utilizzo delle grid girl non mi ha mai offeso in alcun modo. E, allo stesso tempo, non vedevo questa pratica come una delle priorità sulle quali la F.1 dovesse concentrarsi per evolversi». L’argomento divide, costringe alla riflessione, inchioda davanti alla realtà di un mondo che cambia e al quale in molti faticano ad adeguarsi. 

Nel frattempo mentre si chiude l’epoca delle ombrelline, l’altra notizia della settimana è quella che riguarda l’ingaggio di un dodicenne italiano da parte della Mercedes. Si tratta di Kimi Antonelli, figlio d’arte. «Supporteremo la sua carriera», ha annunciato Toto Wolff venuto a pescare in Italia il talento del kart. L’arrivo di un baby driver come il bolognese segna una svolta nel programma Junior della Stella a tre punte, ma anche una speranza in più per l’automobilismo tricolore. Senza caricare troppo la vicenda di aspettative deleterie, supportati dal giudizio di chi lo conosce bene e dal parere di Raffaele Giammaria, direttore della Scuola Federale di Aci Sport «La prima volta che lo vidi in azione si rivelò essere davvero fuori dal comune, con delle dote da futuro pilota di alto livello», adesso, lasciamo crescere tranquillo il Kimi della Mercedes e ovviamente noi di Autosprint facciamo il tifo per lui