I piedi a Maranello continuano a rimanere ben piantati a terra. Ma adesso, rispetto al recente passato, la testa non è più bassa: ma bella alta. E con questa testa alta, al comando sia nel Mondiale Piloti che in quello Costruttori, le Rosse sbarcano a Hockenheim dopo aver scardinato la cassaforte Mercedes di Silverstone. Ha vinto la Ferrari ed è stata una vittoria sulfurea. Le Frecce d’Argento sono entrate in un inferno di cristallo e hanno perso letteralmente la testa, infilate sulla pista di casa, quella dove nella passata stagione la dimostrazione di forza era stata annichilente. Di conseguenza ha fatto molto rumore, una vera bomba deflagrante, la notizia che in casa Mercedes due tecnici di rilievo come Aldo Costa e Mark Ellis sono in partenza per il 2019. Il tecnico italiano andrà a ricoprire un ruolo di collaboratore; Ellis, invece, si prenderà un anno sabbatico. Si dice che il tutto sì è svolto all’interno di un normale processo di transizione. Nessun dubbio sul fatto che l’avvicendamento di Aldo Costa e Ellis in vista del 2019 fosse già ampiamente stabilito e programmato.

Ma è la tempistica a far instillare il dubbio; è quell’annuncio che arriva all’indomani della debacle di Silverstone e si colloca nel momento più difficile della Mercedes nell’era Formula Hybrid. La verità è che la debacle tecnica al Gp d’Austria, con le W09 che hanno entrambe alzato bandiera bianca e la competitività della Ferrari hanno causato l’esigenza di immediati segnali forti nel team. Segnali forti che la Ferrari ha avuto proprio a Silverstone. Dove non vinci solo di motore, ma anche di telaio, di equilibrio, di gestione delle gomme. In più c’è anche il dato acquisito che Mercedes finora ha avuto più guai nello sviluppo del motore: la sfida non è stata solo su chi ha più potenza ma su chi rimane in piedi. Anche la SF71H ha avuto i suoi problemi: ma riferiti solo alla vettura di Kimi e niente a che fare con guai ai pistoni.

Ora si va a Hockenheim dove la F.1 non corre da due anni. È la pista di casa di Seb, quella delle sue prime gare, da spettatore e poi da pilota. Dopo il blitz a casa loro (ah, ah ah) da parte Ferrari c’è chiara la consapevolezza che la Rossa può vincere ovunque puntando sia al titolo Costruttori che al titolo Piloti. Poi c’è la discesa in campo di Maurizio Arrivabene che per la seconda volta ha voluto mettere i puntini sulle “i”, replicando stavolta alle accuse dell’ex James Allison, una persona fantastica ma anche la più avvelenata se c’è da parlare di Maranello. Le parole del team principal del Cavallino sono anche il segnale di una maturità acquisita: adesso c’è la consapevolezza che alla forza tecnica si unisce anche quella politica. La Ferrari sfoggia un legittimo orgoglio.

Non si vogliono raggiungere solo vittorie sul campo ma si vuol svettare anche nella graduatoria della potenza. Le bordate al veleno di Allison sono state valutate da Arrivabene come una totale mancanza di rispetto. Anzi un vero attacco che comunque sia serve adesso a caricare ancora di più la squadra. «Siamo ancora un po’ acciaccati, ma per fortuna non gravi». Parole che fanno tirare un gran sospiro di sollievo, quello che ha detto ad As Paolo Andreucci che con Anna Andreussi è stato protagonista di un botto tremendo durante alcuni test nell’entroterra sanremese. Le prime notizie rimbalzate in rete venerdì scorso avevano gettato tutti nello sconforto. Invece Paolo già vorrebbe correre a Roma; Anna al contrario nell’urto contro un muretto si è fratturata il bacino e avrà tempi di recupero più lunghi. As li abbraccia forte e fa il tifo per loro.