Gp del Giappone, Suzuka. Il Mondiale di Formula Uno 2018 è finito. Ne da il triste annuncio il popolo ferrarista che fino in fondo ha rincorso un sogno sempre più effimero che ora sembra piuttosto un altro brutto incubo. Niente fiori, ma opere di penne, adesso, per spiegare il perché e il percome da una parte il Nero (ha vinto facile) e dall’altra la Rossa (ha perso male).

Non resterebbe che andare in pace, ma non sembra il caso dopo un weekend che ha lasciato nel paddock alcuni livori in corso e una Ferrari vittima dei troppi errori che hanno fatto girare l’ago della bilancia verso quella Mercedes che non ha mai mollato di un centimetro neanche nei momenti di difficoltà quando Toto Wolff sbatteva i pugni sul tavolo per le vittorie altrui. Come certi amori estivi, anche quello del Cavallino è finito al ritorno dalle vacanze. La sverniciata di Vettel a Hamilton sul Kemmel a Spa è rimasta l’ultimo sbaffo rosso di una stagione poi virata all’argento vivo, vegeto, letale.

Il Mondiale di F.1 2018 è finito, anche se mancano ancora 4 Gp prima dei titoli di coda che visti, adesso, sembrano solo stazioni di una via Crucis dove espiare colpe ed errori che hanno contrassegnato cinque settimane orribili, difficili, incredibili che hanno in pratica chiuso i giochi e aperto la discussione in casa Ferrari. Con il team principal Maurizio Arrivabene che ha tuonato dentro e fuori dallo spogliatoio non risparmiando parole di fuoco alla squadra dopo una qualifica che ha gettato le Rosse definitivamente fuori combattimento per il bersaglio grosso. Giù dal podio e con un Seb Vettel sempre più falloso e sempre meno sereno…

«Dopo quanto successo in qualifica, sia la squadra che i piloti hanno reagito bene. Il podio sarebbe stato alla nostra portata, purtroppo i danni riportati da entrambe le vetture nei contatti in gara hanno condizionato il risultato finale. A prescindere da una situazione di classifica molto difficile, affronteremo le prossime gare decisi a dare il massimo, mantenendo concentrazione e determinazione», ha detto a fine gara Iron Mauri, prima di rientrare a Maranello e dopo una sfuriata che non può non lasciare il segno. Per una stagione che, almeno per quanto riguarda la lotta ai titoli iridati si chiude, ce n’è un’altra nella quale i giochi sono sempre più aperti.

È la grande bellezza del Mondiale Rally che dopo il Galles diventa ancor più affascinante e vietato ai deboli di cuore. Con una vittoria straordinaria, Sebastien Ogier ha spezzato il suo digiuno e s’è rilanciato alla grande a caccia del sesto titolo iridato approfittando degli errori dei suoi rivali Tanak e Neuville. Così quando mancano due round alla fine del campionato 2018 c’è una storia ancora tutta da scrivere e un pilota (Ogier) che nei momenti topici difficilmente fallisce e molto spesso fa la differenza… Quella differenza che quest’anno Christian Merli ha fatto nelle salite. Due titoli in un sola stagione, dove anni di secondi posti e bocconi amari. Così dopo l’Europeo, il trentino si cuce sulla tuta anche lo scudetto tricolore per un 2018 da applausi e che sa di rivincita. Ora per rendere ancora più indimenticabile questa annata di successo c’è nel prossimo week end a Gubbio il Fia Masters, vere olimpiadi della specialità. Sono trentotto gli italiani in lizza per la conquista del primato e c’è anche Merli nel pacchetto di mischia a lottare per portare in Italia questa finalissima tra i migliori specialisti europei che va in scena ogni due anni. l