Maranello, via Abetone Inferiore. Ci sono ancora tanti silenzi che fanno rumore ora che s’è consumato un ribaltone inevitabile. Questa settimana l’amministratore delegato Louis Camilleri – dicono – tornerà in azienda. Non è un mistero.

Negli ultimi giorni anche intorno al nome dell’Ad le voci si sono rincorse moltiplicandosi. Ma per ora non sarebbe prevista nessun’altra rivoluzione. «Io dico che bisogna concedere il tempo sufficiente per lavorare a Louis Camilleri che è arrivato da poco in Ferrari e ha indubbiamente un suo stile, diverso da quello di Marchionne, a sua volta unico e inimitabile», ha raccontato alla Gazzetta dello Sport Piero Ferrari. Ma l’argomento è ancora caldo. C’è un uomo solo al comando adesso a Maranello.

Si chiama Mattia Binotto e la sua maglia è stata sempre quella rossa. Rossa Ferrari. Nell’ultima salita, quella più ripida, ha staccato Maurizio Arrivabene. L’ultimo colpo di pedali è stato decisivo. Sulle rampe del Reparto Corse del Cavallino si presenta ora davanti a tutti. Con i suoi capelli impazziti e gli occhialini. Un altro ferrarista lettore di Autosprint che dal 1995 a Maranello ha scalato tutta la piramide.

Ci sarà lui al muretto di quella F.1 2019 che sta nascendo oltre un ribaltone inevitabile. Siamo già quasi in zona rossa: il prossimo 15 febbraio cadranno i veli sulla nuova vettura, tre giorni più tardi scatterà la prima sessione di test collettivi a Barcellona, col via del Mondiale fissato per il 17 marzo. I primi riscontri sono positivi.

Quest’anno la forbice del gap tra team di prima e seconda fascia dovrebbe allargarsi ulteriormente ma l’unica cosa che conta adesso è diminuire il distacco dalla Mercedes dove la fame resta sempre altissima con Toto Wolff che alla Reuters ha dichiarato: «I vincitori seriali perdono un po’ di appeal. Quello che stiamo cercando di fare è di approcciarci al nostro sport e alla nostra partecipazione con modestia e umiltà, non dando nulla per scontato. Non dovremmo mai avere la sensazione di avere il diritto di vincere».

Un rivale davvero incredibile, la Mercedes che come numeri, organizzazione e risorse è ancora più potente di quella Ferrari con la quale adesso condivide il record di titoli mondiali piloti consecutivi. Un rivale che per essere battuto ha bisogno di una Rossa coesa, dove tutti remano dalla stessa parte.