Ottanta anni di Cesare Fiorio. Un compleanno appena festeggiato, l’insopprimibile voglia di raccontare la sua storia: perché di personaggi così non ne nascono sovente. Cesare Fiorio. Un nome, un cognome, uno straordinario racconto di vita che è un potente messaggio se preso come modello: eccellere sempre. In qualsiasi cosa che si faccia.

E in cui si crede. Se deve essere sfida allora bisogna giocar duro. Perché la parola perdere non deve essere contemplata nel manuale di un vincente. In quello di Cesare Fiorio ha sempre avuto effetti urticanti perché – come racconta – la peggior malattia professionale per chi fa il suo mestiere è una sola. Si chiama sconfitta. Alzare sempre l’asticella, sguardo avanti, vedere oltre. Solo così puoi guardarti tutte le mattine allo specchio; solo così senza mettere limiti alla sfida, puoi vedere i riflessi di un’esistenza da grande condottiero.

Ventuno titoli iridati da raccontare, più di mezzo secolo da vincente nel mondo delle corse: il n° 5 di Autosprint Gold Collection interamente dedicato a quest’uomo del quale ci tenevamo a raccontare la sua storia. Cesare Fiorio ha fatto sognare intere generazioni di appassionati. Quando lo vedevi alle assistenze dei rally, sprizzava un alone di inarrivabile autorevolezza, un piglio autoritario nascosto dietro immancabili occhiali da sole, perché gli occhi sono la porta dell’anima e la sua in quelle situazioni aveva bisogno di essere blindata. Lui era lì per vincere. Altro non gli interessava.

E tu tifoso eri sicuro e ti mettevi orgogliosamente nelle sue mani. “Le rivali della Lancia fanno paura? Tranquilli: ci pensa Fiorio!”. E ci pensava lui. Davvero. Spesso. E molto, molto, volentieri. Era lui il custode dei nostri sogni di vittoria in quei giorni in cui le vetture italiane le davano a tutti quanti sulle speciali del Mondiale… Rigorosamente in piedi e con un’emozione che dura da tempo, quando l’abbiamo chiamato, per comunicargli che avremmo fatto questo Autosprint Collection sulla sua vita da corsa ha risposto: "Ma dai che bello! Sei proprio sicuro di volerlo fare?". "Beh Cesare – gli ho risposto – stai scherzando? Qua in redazione non stiamo nella pelle: al tuo cenno scateniamo l’inferno. Dacci tu lo start, al resto pensiamo noi. Come facevi con Munari, Alen, Rohrl e Biasion". E lui: "Allora vi aspetto! E se la metti così dobbiamo vincere!".

Da Cesare è andato Mario Donnini. I racconti del Grande Condottiero (nella maggior parte trionfi) e l’imbattibile tastiera del Nostro a controsterzare ovunque. Rally, Endurance, Formula Uno, Mare. Piede destro sempre giù a raccontare cinquant’anni e passa di corse. Quelli nei quali – come dice Fiorio – tutte le notti che è andato a dormire ha avuto il pensiero ossessivo di scovare il veleno più letate da somministrare il giorno dopo agli avversari. Due giorni in Puglia a Ceglie Messapica nella masseria Camarda, il suo quartier generale, faccia a faccia con Cesare pronto ad alzare sempre l’asticella e Mario Donnini tonicissimo nella sfida, a mettere le ruote sul cordolo di una storia che dà ancora i brividi. Siamo partiti noi per fargli un regalo, alla fine, invece, il dono più grande ce l’ha fatto lui: il CesaRE delle corse. Grazie. Adesso cinture allacciate e ben tirate perché lungo i tornanti della memoria certi personaggi staccano sempre al limite e solo in rari casi tirano il freno a mano. Anche a 80 anni. Buona lettura…