Senza una parola fuori posto, senza mostrare niente del tumulto di pensieri scomodi che in quel momento affollavano la sua testa, Mattia Binotto ha evidenziato un self control da campione del mondo. "Accettiamo la decisione degli steward anche se non crediamo che sia quella giusta. I giudici sono loro e dobbiamo rispettarli. Però, in quanto primo fan della Ferrari, penso che sia il momento per la F.1 di girare pagina e guardare avanti. Come abbiamo già detto, dovremmo lasciare i piloti liberi di combattere per il bene dello sport e della F.1".

Davanti ai due pesi e alle due misure poggiate sulla bilancia straratissima del Mondiale di F.1, il team principal della Ferrari ha mantenuto nervi saldi e incassato, per la seconda volta negli ultimi tre Gp, un verdetto che fa discutere al netto di un duello bellissimo e una sconfitta bruciante. È sicuramente una questione di stile, ma forse, adesso, è arrivato il momento di battere qualche cazzotto sul tavolo perché con il ragionamento, a questo punto, è abbastanza evidente che non si ottiene niente. E invece è il momento di dirlo forte e chiaro: occorre rimettere mano alle regole perché non è possibile che due degli ultimi tre Gp della stagione il risultato è rimasto in bilico e tutti i riflettori abbiano illuminato gli steward divenuti protagonisti assoluti dello spettacolo (soprattutto quello da loro offerto) con grande sprezzo del ridicolo.

Così si innescano solo polemiche, così si confondono le idee, così è abbastanza impossibile che si possa continuare, senza una sterzata chiara ed evidente. Non è possibile che a stagione in corso ci siano decisioni che fanno a pugni tra loro e in mezzo una Ferrari trattata come un punching ball. A tavolino. Ma senza piatti e forchette. La Formula Uno 2019 si gioca così. Decidono gli steward che dalla cucina d’inferno di regole applicate non in maniera univoca, servono polpette avvelenate. Non so a voi: ma a noi di Autosprint questo giochino inizia a stare un filino antipatico. Da appassionati ci sentiamo presi in giro da un sistema F.1 che è letteralmente impazzito, sta scivolando in una china che non porta da nessuna parte e mette alla berlina la credibilità di uno sport capace di produrre verdetti paradossali e ricchi di misteri procedurali.

Come si possa passare dai 12 minuti per decidere di Montreal (senza neanche ascoltare il parere dei protagonisti) all’attesa sfiancante di Spielberg (dove Leclerc e Verstappen sono stati ascoltati) resta un bel mistero perché sarebbe davvero inaccettabile se la decisione fosse stata presa per problemi a contenere la marea orange in festante tripudio per Max Vestappen. Ma il mistero più grande resta quello del Canada che ha innescato questo effetto domino a campionato in corso che sta trasformando il Mondiale di F.1 2019 nel ministero dell’ingiustizia.

E chissà in un caso del genere come si sarebbe comportato Enzo Ferrari.

Da questa settimana arriva in edicola Autosprint Platinum: 148 pagine con la storia del Grande Vecchio raccontata dai numerosi faccia a faccia che ogni anno vedevano il Drake protagonista della scena. Soprattutto su Autosprint, un amico caro, che a volte lo faceva pure indispettire, sul quale agli inizi aveva scritto e che non ha mai smesso di leggere fino a quel ferragosto del 1988 quando finì la sua vita terrena e fregò tutti i giornali perché quel giorno non uscivano in edicola. Quello che si compie attraverso la rilettura di certe interviste è un viaggio alla scoperta di un personaggio planetario e di un mondo che non c’è più, dove anche il linguaggio aveva la sua importanza e non si nascondeva dietro agli stucchevoli protocolli del politically correct. Ventisette anni di vita vissuta assieme da Autosprint ed Enzo Ferrari sono ripercorsi in questo volume dove il Drake parla di tutto. Di corse è ovvio. Ma anche di donne, dolori, stati d’animo. Vittorie e sconfitte. Anche di Silvio Berlusconi e del suo tifo per la Juventus. Un meraviglioso spaccato di vita vissuta e grandi aneddoti che conducono anno dopo anno fino all’ultima intervista apparsa su Autosprint nel dicembre del 1987. Quando Enzo Ferrari volle chiarire: "Finché sono al mondo decido io" .

Le emozioni sono garantite.