Succede alla Trento-Bondone. Meglio conosciuta come l’università delle salite. Oltre 40 tornanti e un meraviglioso inno al motorsport lungo 17 chilometri e 300 metri presi d’assalto da 20mila spettatori. Accade in una domenica di luglio dove non manca neanche la grandine.

Si scrive una bella storia che sembra figlia d’altri tempi. Invece è tutto vero. Perché al via della gara trentina valida per campionato europeo e italiano della montagna si sono presentati quasi in 300. Ben 312 sono stati gli iscritti; 296 le vetture verificate. Roba da stropicciarsi gli occhi. Merce non più reperibile sul mercato di questi tempi. Reperti archeologici che riaffiorano in un mondo che per andare oltre al presente sente la necessità di affondare il ricordo nel passato.

E invece quello che è accaduto lungo le pieghe del Bondone, dove Simone Faggioli ha colto la prima vittoria stagionale nel Cem e la decima in carriera nella gara-mito, è ben piantata nel mondo attuale.

E si fa largo mentre dietro l’angolo c’è Silverstone, il decimo round di un Mondiale di F.1 dove troppe volte nell’ultimo periodo la situazione è scappata di mano, mandando in confusione e facendo dividere gli appassionati.

Mentre nel Circus ci si accapiglia e dai Cavalieri del Rischio si è passati ormai ai cavalieri del fischio, quella che arriva dal Trentino è una bella risposta, la più bella, perché brucia di passione, carezza certi cuori da corsa, ci fa capire che ci sono ancora delle isole che danno speranza. Isole da duri e puri. Dove le corse fanno ancora venire i brividi e la pelle d’oca. Già, i brividi e la pelle d’oca.

Domenica prossima il Mondiale di F.1 sbarca a Silverstone. E con la mente è inevitabile tornare a quella giornata conclusa con la Ferrari in festa e Sebastian Vettel a urlare via radio e in mondovisione «A casa loro, ah, ah, ah». Quello sì fu per i tifosi ferraristi un trionfo da brividi e pelle d’oca, l’ultima vittoria con il presidente Sergio Marchionne ancora in vita, un blitz che fu formidabile soprattutto perché davvero inaspettato.

Chissà se in quest’estate rovente di caldo e polemiche, la Ferrari riuscirà a riassaporare quel meraviglioso gusto che dà il successo. Una questione di onore e rispetto. Come abbiamo strillato stavolta in copertina.