Tre powertrain Renault sul podio, alla prima della Formula E in Cile. Santiago regala una gara emozionante e la prima doppietta della serie elettrica. Festeggia Techeetah, festeggiano Jean Eric Vergne e Andre Lotterer. Quello che si prospettava come un arrivo in parata, senza colpi di scena e con le posizioni ben delineate, è diventato un secondo stint avvincente grazie a due contrattempi tecnici: l'assenza delle comunicazioni via radio tra Lotterer e il muretto, l'indicazione sul volante della monoposto di Vergne di un giro in più di gara. Ed è stato il dettaglio chiave che ha portato il gap tra le due Techeetah ad annullarsi, per la diversa strategia di risparmio energetico attuata da JEV. 

«E' stata una gara fantastica, sono partito dalla pole e ho vinto, non potevo chiedere di meglio. Il primo stint è andato molto bene, poi dopo alcuni giri nel secondo il trigger dei giri ne ha attivato uno in più, non ho idea come sia potuto accadere ma, fondamentalmente, stavo correndo una gara un giro più lunga, per questo mi sono ritrovato con un'enorme pressione da parte di Andre, che era su una strategia diversa», racconta, riferendosi alla gestione dell'energia residua nelle batterie. 

Una manna per lo spettacolo, visti i ripetuti tentativi di Lotterer all'assalto della prima posizione, peraltro senza indicazioni dal box sul mantenimento del risultato. Liberi di gareggiare, con il momento clou dell'aggancio verso curva 3: «E' stato un confronto corretto, a un certo punto siamo entrati in collisione ma non c'era nulla che potessimo fare, ho scelto l'interno e credo avessimo otto ruote bloccate, perciò sono stato fortunatissimo. E' il primo uno-due nella storia della Formula E». Un Vergne che nella giornata della prima doppietta della storia ricorda la decisione di sposare il progetto Techeetah, «quando arrivai tutti dissero che ero stato un pazzo a lasciare DS Virgin, abbiamo costruito questo team dal nulla ed è una gran soddisfazione, avendo riversato tante energie».

Se JEV trova meritata gloria, Andre Lotterer si è espresso su livelli altissimi. Un sabato magistrale in qualifica, il più rapido nell'accesso alla Superpole (1'18"795, quasi 3 decimi meglio di Di Grassi), rovinata per un errore di guida. In gara ha battagliato con Piquet prima di lanciarsi all'inseguimento di Vergne. Arrivano i primi punti in campionato, 18 che contribuiscono al sorpasso Techeetah su Mahindra nella classifica Costruttori, ma soprattutto le prime sensazioni giuste dopo un avvio di Stagione 4 con il necessario apprendistato. Che prosegue. «Le prime due gare probabilmente sono sembrate peggiori di quanto non fossero, ma il passo in gara era promettente, poi avevo effettuato solo 3 giorni di test a Valencia, serviva del tempo. Questi ragazzi hanno tantissima esperienza, non ci sono piloti scarsi. Ho lavorato duramente, il team mi ha aiutato tanto con il lavoro che abbiamo svolto al simulatore. Sono contentissimo di essere compagno di squadra di JEV, anche lui mi è stato d'aiuto», racconta Lotterer.

«Sono ancora alla ricerca della mia strada: con la macchina, in gara e nei sorpassi, è un mondo tutto diverso. A un certo punto abbiamo perso la radio e non sapevo così quale fosse lo scenario e ho provato a passare, mi sono avvicinato a tal punto che quasi non abbiamo fatto la curva. Il prendere le misure fa parte delle cose che sto ancora apprendendo».

Inevitabilmente mastica amaro Sebastien Buemi. In ottica campionato ha quasi la metà dei punti di Vergne, 37 contro 71, viste le premesse della qualifica sperava in altro finale a Santiago del Cile. Una partenza tutt'altro che perfetta dalla prima fila, due posizioni perse, da lì la necessità di rimontare e un cambio monoposto svolto in sicurezza (vergne ha staccato il tempo più basso), hanno limitato le chance si inserirsi tra due macchine clienti Renault nel powertrain. «Anzitutto devo complimentarmi con Techeetah, sono il team cliente e sono stati più veloci di noi, ben fatto. Per quel che ci riguarda, avremmo potuto fare un po' meglio, credo, ma ho perso due posizioni in partenza, poi ho sofferto un enorme pattinamento. Al pit-stop credevo di poter passare la Jaguar ma ci siamo preoccupati di un unsafe release e sono rimasto nel garage in attesa di poter uscire. Verso la fine è stato difficile, ero molto veloce ma Rosenqvist provava a passare: non oggi, era importante»