di Cesare Maria Mannucci SECONDA PARTE Fin dal primo test con la Williams, l’obiettivo di Ayrton è la Brabham-Bmw, e la sua strategia è finalizzata in quella direzione. La Brabham cerca un sostituto per Riccardo Patrese, passato all’Alfa Romeo, e Senna desidera il posto nel team campione del mondo in maniera ossessiva. Fin da giugno, Ecclestone ha contattato Senna, dicendogli di non firmare nulla con altre squadre perché lui è certo di portarlo alla Brabham. C’è però un problema. L’accordo di sponsorizzazione con la Parmalat impone un pilota italiano. Durante l’estate hanno già provato Ivan Capelli e Piero Martini. Al Paul Ricard verrà organizzato un test per decidere chi sarà il nuovo compagno di Nelson Piquet. Pochi giorni prima Piero Martini era a Parma insieme a suo padre, per definire i dettagli del test. Nella stanza vicina, in attesa di essere ricevuti da Calisto Tanzi, ci sono Ecclestone e Ayrton Senna, arrivati insieme per convincere l’industriale italiano a firmare subito, lasciando perdere la clausola che impone un pilota nazionale. Il test al Paul Ricard però si fa. Sono presenti Ayrton Senna, Piero Martini, Mauro Baldi e Roberto Guerrero. A sorpresa, Mauro Baldi è il più veloce: 1’07”80 il tempo del reggiano contro 1’07”90 realizzato da Senna, una differenza minima. Baldi ricorda così quel giorno: “C’era un clima di tensione, ognuno era consapevole di giocarsi la carriera. Io sapevo di non avere chance: Ecclestone voleva Senna a tutti i costi. Non mi meravigliai nemmeno di essere il più rapido. Venivo da due stagioni di F1 con l’Arrows e l’Alfa Romeo, ero abituato ai motori turbo, gli altri invece avevano poca esperienza. Trovai la Brabham BT 52 davvero inguidabile, e chiesi a Piquet se lui la regolasse sempre così. C’era un sottosterzo impossibile, praticamente non aveva direzionalità. Comunicava un grande senso di sicurezza, perchè il pilota la “sentiva” sempre con il posteriore, ma in curva, riuscire a girare, era un’avventura”. Piquet percorse alcuni giri per mettere a punto la vettura, poi il tecnico Gordon Murray chiese ai piloti di adattarsi a guidarla così come era assettata, senza perdere tempo in regolazioni. A fine giornata, Ecclestone accompagna Senna a Londra con il proprio Lear-Jet (Ayrton deve partire per Hong Kong per disputare la gara di Macao) ma il test del Ricard non cambia la situazione. Ecclestone vuole Senna, Tanzi e la Parmalat si impuntano per un pilota italiano, caldeggiano Piero Martini. Per non darla vinta interamente a Tanzi, Ecclestone sceglierà sì un pilota italiano, ma sarà Teo Fabi, reduce da una eccellente stagione in F. Cart, che in alcune gare sarà sostituito dal fratello Corrado. Con il tempo, Senna darà una interpretazione di questa storia completamente deviata e sbagliata. Ayrton si convincerà e sosterrà che a bloccare il suo arrivo in Brabham sarebbe stato Nelson Piquet; in realtà non è vero. Il già affermato brasiliano e Senna ebbero una lunga conversazione - l’unica nella loro carriera - a Silverstone, in luglio, durante il Gp d’Inghilterra, seduti nella Bmw di Piquet, parcheggiata dietro il paddock. Quest’ultimo sapeva della volontà di Ecclestone di assumere Senna, e confermò ad Ayrton che Patrese a fine anno avrebbe lasciato il team. Piquet gli disse anche di fare attenzione al contratto a lungo termine che Ecclestone era solito proporre ai giovani piloti. Quando lui diventò campione del mondo nel 1981, non guadagnava praticamente nulla e gli unici dollari gli arrivarono dalla vittoria nel campionato Procar Bmw M1. Nonostante ciò, Piquet precisò a Senna che per la sua carriera era meglio firmare con la Brabham, perchè, così come lui era diventato famoso quando Lauda se ne era andato, magari in futuro poteva accadere la stessa cosa, il giorno che Piquet avesse cambiato team. A novembre, quando si svolse il test al Paul Ricard, l’opinione di Piquet non era cambiata. In quell’epoca Nelson era il miglior pilota in F. 1. La Brabham era una vettura difficilissima da guidare e da portare al limite, per via del passo lungo e delle caratteristiche del motore Bmw a 4 cilindri, tanti cavalli ma con un ritardo nell’erogazione di potenza molto ostico da controllare. Un confronto tra il due volte campione del mondo Nelson Piquet e il debuttante Ayrton Senna, sulla stessa vettura, avrebbe visto inevitabilmente Ayrton soccombere. Piquet non aveva paura di Senna come pilota, ma era perplesso per la sua abilità nelle pubbliche relazioni e nella comunicazione. In seguito Ayrton ci confermò, esattamente come abbiamo riportato, l’incontro con Piquet a Silverstone, nel luglio del 1983, semplicemente però dando una interpretazione diversa: “Andai a chiedere a Piquet - spiegò Senna - se avesse una opinione ostile al fatto che Ecclestone mi voleva portare alla Brabham come suo compagno di team. Parlavamo la stessa lingua, era meglio chiarirci tra di noi. Nelson disse che non aveva problemi, anzi mi consigliò sul piano contrattuale. Io però so che la sua intenzione era mettere il veto al mio arrrivo, e posso anche capirlo. Forse io avrei fatto lo stesso”. In realtà Bernie Ecclestone non prendeva ordini da nessuno, men che meno dai suoi piloti. Convincersi di cose non vere, vedere nemici dappertutto. Sarà questo un aspetto tipico del carattere di Ayrton Senna nei suoi primi anni in F1. Fine seconda parte - Leggi la prima