Perché Bernie Ecclestone si sbilancia al punto da dichiarare (a Pino Allievi della “Gazzetta”) che il Gp di Monza è a rischio dopo la scadenza del contratto, nel 2016? Semplice: perché la gara italiana non rende, alla Fom, quello che altri Gran Premi possono offrire. La “entry fee”, la quota che gli organizzatori devono pagare per iscriversi al mondiale, viene negoziata direttamente da Bernie. E non ci sono regole fisse. Si tratta, un po’ come i vecchi mediatori da piazza, un po’ come i giocatori di poker, cercando di non scoprire le proprie carte. Ma prima o poi le cifre vengono fuori. Gli organizzatori italiani hanno sempre pagato, per l’iscrizione, cifre relativamente modeste. Addirittura ridicole, se confrontate a quelle di certe gare nel Nuovo Mondo. Il Gp San Marino a Imola costava meno di dieci milioni di dollari (dell’epoca). Quello di Monza era arrivato, di recente, a 11-12- Non di più. E non dimentichiamo che anche la Fia, sotto Max Mosley, aveva stabilito come priorità quella di mantenere in calendario certe gare “storiche”. Perduta Imola - per errori gestionali, e per mancanza di fondi - l’Italia avrebbe comunque conservato il suo Gran Premio all’Autodromo. Ora Ecclestone ha, con Federico Bendinelli, un uomo di sua fiducia alla Sias, la società che si occupa del Gran Premio a settembre. Ma non basta. La gente si chiede perché la F.1 preferisce correre in cattedrali nel deserto dove non viene pubblico. La risposta è che Ecclestone non guadagna un dollaro dalla vendita dei biglietti. Per lui si potrebe benissimo correre a porte chiuse (basta ci sia la tv). Ma eventi come il Bahrain o la Cina, per non parlare di Abu Dhabi che ha ottenuto il doppio punteggio, pagano cifre di iscrizione molto superiori. Proprio Yas Marina è vicina ai 40 milioni. Il defunto Gp Europa a Valencia è fallito perché agli organizzatori Bernie aveva chiesto 26 milioni (di Euro!) per il primo anno e una cifra sempre superiore a ogni edizione. Possibile che l’Italia perda il suo Gp? È già successo alla Francia, persino la Gran Bretagna e la Germania hanno rischiato grosso (e ora Bernie sta trattando di nuovo con il Nürburgring). È chiaro che Ecclestone vuole fare soprattutto pressione sull’Italia per avere più soldi dopo il 2016. Ma è anche chiaro che l’alternativa-Mugello, che piacerebbe tanto alla Ferrari, al momento è poco più che un sogno. (a.a.)