Ieri, venerdì, la Fia aveva dato le sue spiegazioni sull’incidente di Jules Bianchi a Suzuka. Dal Giappone si attende un bollettino medico che purtroppo, si sa già, non potrà dure niente di nuovo. A Sochi, nel giorno delle qualifiche, Charlie Whiting è disposto ad ascoltare i rappresentanti delle squadre per ricevere proposte in merito alla sicurezza in futuro. Ha colpito tutti il fatto che lo stesso delegato Fia fosse, per così dire, imputato e giudice nella ricostruzione dei fatti. Ma si è voluto precisare che quella condotta in questi giorni è la preparazione di un rapporto, non un’inchiesta vera e propria. In tutti i casi, i risultati di questo rapporto andranno sottoposti alla commissione di sicurezza, presieduta da Peter Wright. Comunque la si guardi, è sempre il potere sportivo che valuta se stesso. L’idea che prende piede è quella di una “zona gialla” nella quale i piloti siano obbligati a rallentare. Whiting ha però sottolineato che anche questa proposta non è esente da rischi, perché i piloti, nello spazio immediatamente precedente l’inizio di questa zona, si daranno battaglia (anche a costo di prendere rischi) per guadagnare la posizione. In Russia si parla anche dei pericoli connessi all’utilizzo dei trattori per rimuovere le vetture incidentate. Charlie spiega: “I trattori li usiamo da vent’anni con successo. Sono veicoli pesanti, devono avere una certa altezza da terra. Mettere al loro posto le gru, che stanno dietro la barriera, non risolverebbe il problema perché la portata massima del braccio è 50 metri. Non si potrebbe coprire tutta la pista”. Il delegato Fia però ha ammesso di essere rimasto “sorpreso dal tempo impiegato a Suzuka per rimuovere la Sauber. Mi aspettavo che sarebbero stati più rapidi. Ma da quando mi hanno avvisato che una monoposto aveva colpito il trattore, al momento in cui ho inviato in pista la safety e la medical car, sono passati sì e no venti secondi”. Tempo perso, che però probabilmente non ha influito, purtroppo, sulle condizioni di Jules. Alberto Antonini