Dal nostro inviato a Austin (Texas): Alberto Antonini Ci siamo: oggi, venerdì 31, è in programma il primo esperimento volto a incrementare la sicurezza in pista, dopo il terribile incidente di Jules Bianchi a Suzuka. Il test dovrebbe essere fatto alla fine di una sessione di prove libere. “Virtual Safety Car” lo hanno chiamato, safety car virtuale. Il perché è facile da capire: quando verrà dato il segnale, i piloti dovranno seguire le indicazioni della direzione gara, mantenendo un ritmo che è di circa il 35 per cento inferiore a quello normale. Sul display delle monoposto appariranno indicazioni, in pratica una sorta di segni “più” e “meno” che visualizzano al pilota il passo da tenere in quel tratto e in quel momento: accelerare o rallentare, per mantenersi nel tempo e nella velocità prescritta. Come se il pilota, in quel momento, stesse seguendo la vettura dei commissari. Ma senza la possiblità di fare “l’elastico”, e soprattutto senza che la safety car sia effettivamente in pista. È il primo esperimento dopo l’incidente di Bianchi. E lo scopo è quello di avere, da subito, un ritmo imposto, senza dover attendere l’ingresso della vettura di sicurezza. Facendo in modo da costringere, in pratica, i piloti a tenere un ritmo e una velocità tali da consentire loro di fermarsi in ogni momento. Come dovrebbe in teoria, e solo in teoria, avvenire quando in pista ci sono le doppie bandiere gialle sventolate. Questa è la prima valutazione di un possibile nuovo dispositivo di sicurezza. Se i riscontri saranno positivi, la procedura diventerà standard nel 2015. Troppo tardi per Jules, ma purtroppo si impara sempre dagli errori.