L’elemento che tutti prevedevano, anzi quasi attendevano al Gran Premio del Brasile, alla fine è stato invece assolutamente assente: parliamo della pioggia, data talvolta con probabilità elevatissime ma che alla fine non si è fatta vedere in nessuna delle fasi del GP, dalle prove alla gara. Ciò non significa però che quest’ultima sia stata del tutto lineare: la combinazione di varie situazioni ha infatti portato verso un degrado decisamente maggiore del previsto, per i pneumatici utilizzati in gara. Nulla di drammatico, ma le strategie ne sono state condizionate, come vedremo analizzando le infografiche fornite dalla Pirelli al termine della gara che ha visto vincere Rosberg davanti a Hamilton e Massa. Intanto evidenziamo quali sono le situazioni sfavorevoli accennate: da un lato il fatto che la stessa Pirelli, dopo avvenimenti precedenti in cui era stata accusata di atteggiamenti troppo conservativi, abbia scelto (col beneplacito di autorità sportiva e concorrenti) di “scalare” di uno step verso mescole più morbide rispetto a quelle inizialmente previste. Poi il nuovo asfalto di Interlagos, più regolare e performante ma anche più abrasivo e più scuro: quest’ultimo può sembrare un dettaglio irrilevante, invece ha fatto sì che, a causa del maggior assorbimento delle radiazioni solari, si sia presentato più caldo del previsto rispetto alla temperatura ambientale. Che, ultimo elemento a sfavore nella situazione di gara, è stata oltretutto più elevata di quanto ci si aspettasse e anche più che nelle prove. Così le previsioni si sono dimostrate più ottimistiche di quanto verificatosi dopo la partenza. La Pirelli infatti suggeriva in modo quasi equivalente le due strategie a 3 o 2 soste, con la prima più veloce “sulla carta” ma la seconda meno condizionata dal traffico in pista. Nel secondo caso si ipotizzava che le gomme soft del via potessero reggere fino al 13° giro circa. Invece nella realtà della gara abbiamo assistito ad un ingresso in massa al primo cambio gomme fra il 5° e il 7° giro (Hamilton e Raikkonen all’8°, anche perché in quello precedente avevano sostato i compagni di squadra, in quel momento prioritari) perché le soft gialle erano già in crisi dando problemi sia di graining che di blistering. Così è diventato presto evidente che la strategia a 3 soste e l’impiego massivo delle gomme a mescola media fossero pressoché obbligati, nonostante quelle soft fossero 1 secondo al giro più veloci (ma per poco), richiedendo pure una certa cautela nello sfruttamento dei pneumatici. Inoltre si sono messi in evidenza quei piloti che erano partiti già con la mescola media bianca: Hulkenberg, Kvyat, Sutil e Grosjean. In realtà questa scelta non ha dato un vantaggio sostanziale, e pare sia stata soprattutto la maggior esperienza di Hulkenberg rispetto per esempio a Kvyat a permettergli di gestire adeguatamente le gomme più dure prima di montare quelle più morbide nel corso degli ultimi 11 giri, che lo hanno aiutato ad ottenere l’ottava posizione finale (quando era partito 11°). Ma la vera impresa tattico-gestionale di questa gara è stata quella di Kimi Raikkonen, apparso molto brillante stavolta. Accortisi che con le medie del secondo stint il finlandese riusciva a subire un degrado inferiore, in squadra si è passati a tentare la tattica di due soli pit-stop, sebbene inizialmente non prevista, fermandosi al 35° giro per il secondo cambio gomme. Un azzardo abbastanza relativo e calcolato: se l’ultimo set di pneumatici non fosse stato in grado di reggere fino alla fine, Kimi avrebbe comunque potuto passare a quelli soft per gli ultimi giri, come del resto ha fatto appunto Hulkenberg che oltretutto aveva sostato un giro dopo. Peraltro Raikkonen (come Alonso) aveva a disposizione un set di soft nuove, risparmiate nelle qualifiche, quando in Q3 i ferraristi hanno effettuato un solo tentativo. Che a posteriori si è dimostrata una scelta che non ha apportato alcun vantaggio, anzi forse ha impedito una miglior posizione sullo schieramento, ma tant’è. In ogni caso la guida di Raikkonen - stavolta ben assecondato dalla sua Ferrari - ha permesso di proseguire con l’ultimo set di Pirelli medie per ben 36 giri (peraltro nemmeno tanto tranquilli, visti i duelli con Button e Alonso) arrivando 7° proprio di fronte a chi aveva operato una tattica all’estremo opposto, Hulkenberg. Invece Alonso che ha mantenuto la strategia su 3 soste, con alternanza soft/medie/medie/medie come tutti i primi, è arrivato appena davanti. Così il finlandese ha offerto una gara interessante da molti punti di vista ottenendo il record di percorrenza con mescola media (36 giri appunto) mentre i più “durevoli” con le soft sono stati i citati Hulkenberg e Kvyat, entrambi con gli 11 giri conclusivi. Dal punto di vista delle restanti statistiche, segnaliamo infine che nella velocità dei cambi gomme abbiamo tre “crew” di meccanici che svettano a pari merito: quelle di Button, di Ricciardo e di Maldonado, tutte cronometrate a 2,3 secondi nell’operazione. Chi ha impiegato meno in tutta la fase da ingresso a uscita dalla pit-lane è però Button, che ci ha messo 22”620 complessivi, dimostrandosi consistente anche in questa fase oltre che in tutto il resto della gara, nella quale ha ottenuto un ottimo 4° posto considerata l’inavvicinabilità di Mercedes e Williams (problemi di Bottas a parte). Maurizio Voltini Formula-1-Grande-Premio-do-Brasil-2014---Sezione03_1600