Fra gli episodi simbolo della stagione F1 passata, nella scorsa puntata abbiamo parlato di Felipe Massa evidenziando come il brasiliano sia stato come “ringiovanito” dal ritorno su una macchina competitiva. Ecco, proprio la competitività della Williams FW36 è stato uno dei fattori che sono saltati all’occhio non solo degli “spettatori qualsiasi”, ma pure degli addetti ai lavori in F1. Perché nel valutare l’ottimo 3° posto nel mondiale Costruttori di quest’anno non si può prescindere dal tutt’altro che soddisfacente risultato dell’altr’anno, nel quale la Williams si classificò invece nona davanti solo a Marussia e Caterham (ovvero terz…ultima): un salto dai 5 punti del 2013 ai ben 320 del 2014. E senza che sia cambiato il sistema di attribuzione dei punti… Indubbiamente uno dei fattori chiave di questo salto di qualità è stato il passaggio dal motore Renault a quello Mercedes “pigliatutto” (o quasi) dell’attuale campionato. Ma sarebbe ingeneroso e parziale limitare i motivi delle prestazioni Williams al solo motore: dopotutto non si tratta certo dell’unico “cliente” della Casa della Stella, e fra gli altri troviamo “nomi” come McLaren e Force India. Per non parlare di come la squadra di Grove abbia affrontato il campionato con un budget assolutamente non paragonabile a quello delle altre squadre che la “circondano” in classifica mondiale. Eppure la Williams ha saputo mantenersi competitiva durante tutto l’anno, migliorando oltretutto nella seconda parte di stagione, tanto da ottenere un terzo posto in Brasile con Massa e finire in bellezza ad Abu Dhabi con entrambi i piloti sul podio. La buona composizione della formazione piloti è del resto uno dei fattori che hanno portato al positivo risultato complessivo: l’esperienza e la voglia di riscatto di Felipe Massa si sono combinate bene con la grinta e il talento di Valtteri Bottas, in un team affiatato e produttivo. Senza dimenticare che, in un periodo in cui sir Frank ha dovuto affrontare problemi di salute, la figlia Claire ha saputo prendere in mano nel modo migliore la guida della squadra. Dove troviamo anche un DT, Pat Symonds, che ha sviluppato una monoposto equilibrata e gestibile sebbene fra le meno “cariche” aerodinamicamente. Insomma, anche in questo caso a rendere competitivo un team non è stato un solo elemento, bensì tanti componenti che non solo “funzionano bene” di per sé, ma risultano pure ben integrati e amalgamati. Siete d’accordo? Maurizio Voltini