Non solo gomme, tra i temi caldi del Gran Premio del Bahrain 2015. Se è vero che il circuito di Sakhir mette alla prova le coperture posteriori a causa di un asfalto particolarmente abrasivo e un layout ricco di punti che chiamano in causa la massima trazione delle monoposto, non si può certo tralasciare il ruolo fondamentale dell’impianto frenante: ci sono tre staccate molto violente, alle quali si accompagnano altre decelerazioni meno significative in termini di G assoluti sviluppati, ma critiche, ad esempio, per le modalità con le quali impegnano il pilota. Curva 10 è una di queste, con la monoposto in piega e il rischio di un bloccaggio dell’anteriore sinistra. Ad alterare la stabilità in staccata potrebbe arrivare il vento, previsto in qualifica e gara, oltre alla sabbia in pista, disturbo tutt’altro che secondario se si pensa all’usura delle gomme, ma anche sul motore e i freni medesimi. A tal proposito, Esteban Gutierrez dice: «E’ sempre un fattore importante a Sakhir e la direzione in cui soffia può avere un impatto decisivo sul tempo sul giro». Per andar forte nel deserto alla periferia di Manama, serve un carico aerodinamico medio, perché «è vero che ci sono alcuni lunghi rettilinei sui quali non è strettamente necessario, ma la deportanza ha un ruolo nelle curve veloci come la 7, la 8, 12 e 13», aggiunge il collaudatore Ferrari.

Le immagini delle prove libere in Bahrain

Sul fronte delle frenate, i dati della Brembo indicano come la prima staccata sia quella più importante, con 267 km/h persi in 158 metri, equivalenti a una decelerazione di 5.2G e un impegno sul pedale del freno da parte del pilota pari a 155 kg. Se circa il 60% del giro viene speso a farfalla del motore completamente aperta, il 20% si trascorre frenando, con una media di 4.1G di decelerazione, valore al quale contribuiscono i 4.7G di curva 11 - quella in fondo al rettilineo alle spalle dei box - e i 4.6G dell’ultima curva. Oltre allo stress sui freni, il Gran Premio del Bahrain è aggressivo anche sui consumi di carburante, poiché che dopo Montreal, la pista di Sakhir è quella più “assetata”. La presenza di numerose staccate, anche molto violente, non crea problemi sul recupero dell’energia e la ricarica dell’MGU-K: complessivamente si generano 130 KWh dalle frenate. Fabiano Polimeni