Dei 20 piloti in griglia di partenza nel Mondiale di F.1, Pastor Maldonado è uno dei 9 “big” ad aver vinto almeno un Gp. Non tutti lo ricordano, ma il 30enne venezuelano di Maracay quando nel 2012 ebbe una chance (era il Gp di Spagna) seppe imporsi davanti ad Alonso e Raikkonen. Poi sono arrivati 2 anni bui, nei quali si è ritrovato al volante di una delle peggiori Williams della storia: un punto in 19 Gp. Roba da cambiare aria, ed infatti ecco dopo qualche mese Maldonado in Lotus, a beccarsi….una Lotus-Renault protagonista di un avvio di stagione raccapricciante per poi tirarsi su timidamente: i punti finali lo scorso anno sono stati… 2. Pastor è finito sotto le telecamere solo quando si è ritrovato fuori pista, o di traverso, o con una sospensione rotta circondato da pezzi di carrozzeria. Maldonado così agli occhi del pubblico è diventato Mr.Incidente, una sorta di storia virale che è impazzata anche sui social network. Lui ha accusato il colpo ma è andato avanti per la sua strada, con grande sicurezza. L’unico aspetto non puramente tecnico è stata la richiesta alla Fia di poter sostituire il numero “13”, visto che in effetti non è stato proprio un gran portafortuna per il venezuelano. Ma il regolamento parla chiaro, e fino al termine 2016 non potrà essere variato. Maldonado vede comunque un suo futuro in F.1, e sogna di fare la valigia per recarsi ad un Gp con la realistica possibilità di vincere. Ha fiducia nella Lotus, convinto che con le giuste risorse economiche il gruppo di lavoro di Enstone può ancora tirare fuori monoposto vincenti. - Pastor, stai affrontando la tua quinta stagione F.1. Che bilancio fai di questa esperienza? «Sul fronte dei risultati non è stato un periodo eccezionale, ma ho vissuto una crisi tecnica molto difficile in Williams ed una altrettanto complessa in Lotus. E questo non mi ha permesso di esprimere il mio potenziale, condizionando non solo i risultati. Ho avuto problemi tecnici che mi hanno bloccato non so più quante volte durante prove, qualifiche e gare. Abbiamo visto cosa è accaduto a Montecarlo due settimane fa, e già un anno prima, sempre nel Principato, quando i meccanici hanno provato ad accendere il motore per andare sulla griglia di partenza tutto è rimasto muto. Sono aspetti che chi osserva dimentica in fretta, ma impattano tanto sulla stagione di un pilota». - Parliamo di quel passaggio da Williams a Lotus. Chissà quanto ci avrai pensato considerando come sono cambiate le cose nel 2014… «Quando è stata presa la decisione di puntare sulla Lotus non sono stati valutati solo i risultati del 2013, ma è stato analizzato un periodo più lungo, di 4-5 stagioni. Ed è emerso un team che si è sempre distinto, realizzando monoposto competitive. Non è una squadra che ha il potenziale per vincere tutte le gare, ma con le risorse a disposizione fanno il massimo. Abbiamo visto che lo scorso anno la Williams è diventato il secondo team del Mondiale, un aspetto che può far nascere dei rimpianti. Ma nella vita bisogna anche provare nuove esperienze, e non sono pentito delle scelte fatte. Mi sarebbe piaciuto essere sempre in lotta per il podio, ma come pilota sono cresciuto tanto in questo ciclo Lotus». L'intervista completa su Autosprint n.22 del 2 giugno in edicola