La Ferrari di 20 anni fa era quella di quando «facevamo in un campionato i punti che oggi facciamo in un week end di gara», come spesso amava ricordare Luca Cordero di Montezemolo. Era una Rossa che poteva contare essenzialmente su tre circuiti per puntare al risultato grosso: Hockenheim, Monza e Montreal. Piste da motore, quel V12 che lasciò di sasso anche Schumacher (celebre il commento «Come avete fatto a non vincere il mondiale con questo motore?», quando lo provò a Fiorano). Erano gli anni di Alesi, francese d’Italia arrivato in Formula 1 con la Tyrrell nel 1989, protagonista l’anno dopo dell’exploit di Phoenix, il primo podio dietro Senna, che tenne alle spalle per quasi metà gara. In Ferrari approdò nel 1991 accanto al "Professore" Prost e in Belgio ebbe la chance migliore per agguantare la vittoria: niente da fare, un ritiro fece svanire tutto. Come proseguiranno gli anni successivi è storia nota, fatta di monoposto per nulla competitive. Il Gran Premio del Canada del 1995 è la 91ma gara in carriera per Jean, quinto in griglia di partenza con la 412 T2, 8 decimi dalla Benetton di Schumacher e dietro anche a Berger. Un weekend che sarebbe potuto finire come tanti altri, un buon piazzamento ma l’appuntamento con il successo nuovamente rimandato. L’epilogo, però, è diverso dal solito. Coulthard si autoelimina nelle prime battute di gara e Jean ne approfitta per balzare davanti all’austriaco sulla Ferrari numero 28. Restano Hill e Schumacher, apparentemente fuori portata. Che sia la domenica giusta forse si intuisce quando la Williams viene passata, sfruttando i doppiaggi per avvicinarsi. Montreal, allora come oggi, era un circuito problematico per i consumi di carburante e un ulteriore indizio che sulla Ferrari si fosse posata qualche mano benevola arriva quando è Berger a dover fare il pit-stop. Gerhard giunge in pitlane praticamente sull’abbrivio: benzina finita. In qualche modo ce la fa a rifornire e continuare, anche se il suo Gran Premio del Canada 1995 non sarà dolce come quello di Alesi: fuori dai giochi a 7 giri dal termine, causa contatto con Brundle. Gerhard nella via di fuga di curva 1, Jean già al comando della gara da 3 passaggi. Il “miracolo” avviene sotto forma di un problema al cambio sulla Benetton di Schumacher, costretto a cedere la testa della gara. Il tedesco risolverà con la sostituzione del volante e tornerà in pista, ma per la vittoria non c’è più alcuna speranza: chiuderà al quinto posto. Dopo 90 gran premi e 6 anni di caccia al successo, al tentativo numero 91 Alesi agguanta la vittoria in un quadro che non potrebbe essere più affascinante se si guardano ricorsi storici e numerologia: il numero 27 sulla Ferrari idealmente era diventato il segno distintivo di Jean, quando ancora non c’erano norme a imporre l’obbligo di sceglierne uno e conservarlo di stagione in stagione. Quel 27 che ancor prima era stato dell’Aviatore Villeneuve. Fu lui a “inaugurare” 17 anni prima di Alesi il circuito sull’isola di Notre Dame. Era il 1978, primo anno in cui si corse lì il Gran Premio del Canada, trasferendolo da Mosport Park e anche per Gilles fu la prima vittoria in carriera. Altri numeri che caricano di significato l’11 giugno 1995? Si trattò del 150mo successo della storia Ferrari in Formula 1 e arrivò nel giorno del 31mo compleanno di Alesi: miglior regalo non poteva chiedere. Eppure il finale thrilling non mancò, perché il ritorno ai box Alesi non lo fece sulla sua 412 T2, ma passeggero sulla B195 di Schumacher. La Rossa l’aveva piantato in pista, senza più benzina. Come dire: altri 4 chilometri e sarebbe sfumato il sogno. Idealmente c’erano presente e futuro della Ferrari in quell’immagine, con il tedesco che sarebbe arrivato a Maranello l’anno dopo. Sul podio, a far festa con Alesi, ci sarà la Ferrari dei 10 anni successivi: Irvine chiuse terzo con la Jordan, Barrichello secondo. Nonostante un’unica vittoria, Jean può considerarsi di diritto tra i piloti più amati dal tifo ferrarista, forse per quella voglia di non darsi mai per battuto, nonostante monoposto non all’altezza della concorrenza. Fabiano Polimeni