Per vincere oggi in Formula 1, è fondamentale avere il supporto di un motorista o si può ottenere il successo anche da “clienti”? Se da un lato c’è chi come Ron Dennis è convinto sia impossibile riuscire nell’impresa restando semplici partner di Mercedes, Ferrari o Renault (idea peraltro espressa a più riprese e non certo recentemente), dall’altra c’è la visione di Pat Symonds, agli antipodi. «Essere un team cliente non è la fine del mondo. Tutti hanno iniziato a parlare di questo aspetto per quel che ha detto Ron Dennis, ma se persone come me parlano con voi giornalisti, lo fanno per una ragione, non è certo per intrattenerci, quanto per avere visibilità o dire la propria», ha commentato a UOL Esporte. A ben vedere non si può certo imputare l’assenza di vittorie della Williams nel 2014 a un’inferiorità sul fronte della power unit, quanto piuttosto in un progetto altamente competitivo su circuiti specifici, ma con delle criticità che nulla avevano (e hanno) a che vedere con il motore. «Penso che Ron abbia voluto chiarire il suo punto di vista, spiegare perché ha scelto di essere con Honda, per convincere i suoi sponsor che quella fosse l’unica strada per vincere. Dimentica come nel 2009 la McLaren fosse il team principale Mercedes e furono battuti dalla Brawn, il team cliente. Perciò, è qualcosa che può essere fatto e perché non possiamo fare lo stesso anche noi?», rilancia il direttore tecnico Williams. A inizio anno, specialmente da parte di Massa, vennero sollevati dubbi – subito fugati da Mercedes – sull’effettiva parità di fornitura tra team ufficiale e clienti, dubbi che osservando i risultati del Gran Premio del Canada non hanno motivo d’esistere, con un filotto di motorizzati Mercedes nella top ten. «Lavorano insieme a noi per tutto il tempo nel week end di gara, nelle nostre riunioni e quando necessario anche in video conferenza. Lavorano per la Williams e sono sotto contratto per questo, è nel loro interesse non solo che vinca la Mercedes, ma che possa farlo anche la Williams-Mercedes». Fabiano Polimeni