da Budapest: Roberto Chinchero Un distacco di 0,575 secondi è roba significativa. Quella dell’Hungaroring è una pista che solo apparentemente può sembrare poco selettiva. Non dà attimi di respiro, se non sul breve rettilineo principale. Il resto è un susseguirsi di curve, senza pause. E qui Lewis Hamilton si è sempre trovato a suo agio come nella sua casa monegasca (o sul suo aereo privato). Quattro vittorie, e una lunga serie di performance che negli anni hanno confermato questo feeling molto particolare. Oggi l’ennesima conferma, con la nona pole position della stagione e quella frase detta al suo ingegnere appena tornato ai box: «Quanto gli ho dato?». Il soggetto era Nico Rosberg, secondo, ma decisamente crucciato nel caldissimo pomeriggio ungherese. In casa Mercedes c’è poco da aggiungere. Domani ci sarà il patos della partenza, e se alla prima curva Hamilton sfilerà al comando, difficile prevedere altri verdetti se non l’ennesimo trionfo del campione del Mondo. Scendendo di una fila sulla griglia di partenza, i temi però ci sono tutti. Sebastian Vettel è li dove in casa Ferrari speravano di trovarlo, ovvero in terza posizione. Il tedesco si è confermato, e a pochi istanti dal termine della Q3 finale, è sembrata alquanto probabile una seconda fila tutta “rossa”. Poi è arrivata la zampata di Daniel Ricciardo, su una rediviva Red Bull che almeno nelle prime due giornate della trasferta ungherese ha strappato il ruolo di anti-Ferrari alla Williams. Per Raikkonen la quinta piazza è comunque un buon risultato, ma sempre con quel pizzico di amaro in bocca che lo accompagna da inizio stagione. Kimi ha condiviso un po’ di delusione con Daniil Kvyat, apparso nelle tre sessioni di prove libere molto più in “palla” di Ricciardo, ma ritrovatosi ridimensionato dal compagno di squadra nel turno di qualifica. Il russo si è dovuto accontentare della settima posizione, stretto a sandwich tra la Williams di Valtteri Bottas e quella di Felipe Massa. Sembra ormai certo che la gara di domani sarà per tutti i piloti in pista su una strategia di due soste, con due set di “soft” ed uno di “medie”. L’unico dubbio è legato alla sequenza delle mescole, scelta che sarà fatta in tempo reale sulla base dell’andamento della corsa.