Dopo la vittoria Sebastian Vettel ha cominciato a declamare in inglese, italiano e francese alla radio da dentro il casco. Non teneva più la sua gioia. Ma la prima dedica è stata per Jules Bianchi. In francese. “Merci Jules, c’est pour toi: grazie Jules, è per te”. Poi in italiano: “Forza Ferrari, ecco un’altra bandiera per Maranello”. Un Vettel così emozionato non si era visto forse nemmeno in Malesia dopo la prima vittoria con la Ferrari. “Credo sia stata una settimana con tanti alti e bassi. È stato un week end in generale fantastico, ma è anche crudele vedere quanto questo sport può andare su e giù: martedì (quello del funerale di Bianchi, ndr) è stato uno dei giorni più tristi della mia vita, oggi le emozioni sono totalmente diverse. Tutti abbiamo corso col cuore per ricordare Bianchi. E io credo di aver corso alla sua maniera: è il modo in cui lui correva, perché Jules era un lottatore, anche se era in una macchina che non gli permetteva di far vedere la gente le sue doti. Subito dopo la gara ho voluto dedicare la vittoria a Jules perché tutti sappiano cosa noi piloti abbiamo affrontato in questi giorni. Noi e la Ferrari sappiamo che prima o poi Jules sarebbe entrato in questo team. Era giusto farlo”. Poi Vettel analizza la gara e la sua fantastica partenza. Lo presagiva dal giorno prima. quella in Ungheria era l’unica pista dove non aveva mai vinto (a parte Sochi dove si è corso una volta sola) e fin dal sabato sperava di sfatare questo tabù. Sapendo il notevole distacco che sul giro lo separava dalle Mercedes, a tutti noi sembrava strano. Però fin da ieri Vettel “sentiva” qualcosa. Presagiva qualcosa. “Sapevo sarebbe stata una gara difficile con tutti questi pensieri per la testa. Ma ho fatto una partenza grandiosa e l’ho sfruttata, avevo un ottimo passo la safety car non mi ha aiutato ma sono riuscito a stare davanti. E quando sali su quel podio guardi al cielo verso Jules, e guardi in già verso tutti i ragazzi che festeggiavano, mi è venuta una emozione incredibile”. La safety car però stava per compromettere la vittoria. “All’inizio pensavo di no. Quando ho visto che all’inizio era safety car virtuale, ho pensato: va bene, congela i distacchi e ho tempo per respirare. Ma poi è arrivata quella vera e ha azzerato il mio vantaggio. E lì temevo che se ci fossero stati dietro piloti con le gomme soft sarebbe stato difficile mantenere il comando, sapendo che quelle gomme hanno 1,5 secondi di vantaggio. E infatti c’erano le Red Bull. Poi alla ripartenza sono riuscito a restare davanti e ho cercato di creare sempre un piccolo gap per tenere Rosberg oltre il secondo di distacco, così che non potesse usare il Drs. Ma alla fine i giri passavano e la gara sembrava non finire mai...”. Alberto Sabbatini Hungarian Grand Prix Race Hungarian Grand Prix Race