da Spa (Belgio): Roberto Chinchero Due bandiere rosse hanno condizionato lo svolgimento della seconda sessione libere disputata oggi a Spa. E’ stata soprattutto la prima, dovuta all’esplosione del pneumatico posteriore destro di Nico Rosberg, a lanciare l’allarme: è un’avaria fine a se stessa o un problema che potrebbe ripresentarsi? La Pirelli e la Mercedes stanno ancora indagando sull’accaduto, ma è giusto premettere che nessuna altra monoposto ha lamentato problemi che possono far temere il ripetersi dell’episodio. Almeno per ora. «Non è piacevole perdere il controllo della monoposto a 306 km/h», ma il tedesco (che era nel corso dell’undicesimo giro della sua simulazione di gara) ha avuto la fortuna di finire in testacoda fermandosi prima di colpire le barriere poste all’esterno di Blanchimont. Paradossalmente ha riportato più danni la Sauber di Marcus Ericsson dopo un violento impatto alla curva “10”, incidente che ha causato l’esposizione della seconda bandiera rossa. Al di là degli episodi di cronaca, la prima giornata di prove del Gran Premio del Belgio ha emesso verdetti non proprio scontati. Rosberg sia nella sessione del mattino che in quella pomeridiana è stato più veloce di Lewis Hamilton (0”302 il margine tra i due al termine della FP2), ma il campione del Mondo non è sembrato per nulla preoccupato. Ha invece sorpreso positivamente la Red Bull, che dopo il podio-bis di Budapest si è confermata alla spalle della Mercedes con Ricciardo e Kvyat. Come nel 2014, la squadra per sopperire alla mancanza di cavalli del motore Renault ha scelto una configurazione aerodinamica molto scarica, modificando i profili dell’ala posteriore. Obiettivo raggiunto sul fronte della velocità di punta (con riscontri all’altezza dei motori Mercedes), senza pagare eccessivamente nel settore centrale della pista. Una Red Bull che si candida ad un ruolo di seconda forza, almeno per ora. Per Ricciardo e Kvyat (così come per le due Williams) l’unica nota stonata della giornata è stata l’impossibilità a completare la simulazione di gara a causa delle due interruzioni della sessione. L’impressione però è di un venerdì che si è svolto a carte non proprio scoperte. La Mercedes potrebbe aver girato con il freno a mano… tirato, ma è una possibilità che divide il paddock. La Ferrari dovrebbe aver completato il suo venerdì senza utilizzare la power unit numero “3”, ovvero quella che ha vinto in Ungheria (il condizionale è d’obbligo da quando nel team hanno deciso di non fornire più informazioni sulla rotazione dei motori). È lecito attendersi un miglioramento dei tempi importante nelle due sessioni di domani, quando sia Seb che Kimi torneranno ad utilizzare la power unit più performante, ed in quest’ottica appaiono non preoccupanti i riscontri della prima giornata. Si è comunque confermato al vertice Kimi Raikkonen, fresco di conferma e sulla sua pista più amata. Iceman ha concluso la FP2 al quinto posto, mentre Vettel non è andato oltre la decima piazza a mezzo secondo dal compagno di squadra.