E’ il tempo della velocità assoluto eppure, quando si parla del Gran Premio d’Italia e delle caratteristiche fondamentali per fare il tempo a Monza, tutti sottolineano il lato “opposto”: la frenata. I numeri sintetizzano al meglio cosa significhi affrontare le varianti arrivando con un carico aerodinamico minimo e a velocità che, quest’anno, si attendono prossime ai 360 orari. La staccata più violenta è quella della prima variante, con uno spazio di frenata pari a 160 metri, nei quali perdere 270 km/h per inserirsi a poco più di 80 nella stretta destra della chicane: in sintesi, sono 5.8G longitudinali. Sulla base dei dati 2014, si sta con il piede sul pedale del freno per 2”6, esercitando una pressione di 177 kg, previsione per il prossimo week end. L’energia recuperata è pari a 2,777 KW, la più elevata del circuito. Non meno esigente è la variante Ascari, spazio d’arresto che fa registrare 5.6G di decelerazione, con una pressione sul pedale di 172 kg e un recupero d’energia di 2,546 Kw. Alla Parabolica, per la diversità d’approccio e l’ingresso più rapido, si hanno “solo” 5.5G e l’impegno sul pedale da parte del pilota è di 169 kg. Nel 2014 Monza risultò, a pari merito con Shanghai, la pista con lo spazio di frenata più lungo del mondiale, allora con 139 metri. Complessivamente, il giro impegna il motore in pieno per la stragrande maggioranza del tempo, lasciando alle fasi di staccata il 13% del totale. Frangenti che equivalgono a una dispersione di energia sotto forma di calore pari a 117 KWh che, tanto per dare un riferimento concreto, vanno ben oltre la capacità delle migliori batterie sulle più recenti auto elettriche (90 KWh). Semplificando parecchio, l’energia recuperata in un da una Formula 1 a Monza ricaricherebbe un pacco batterie di un modello di serie. Fabiano Polimeni Fonte dati: Brembo infog-brembo