Ad un certo punto sembrava quasi di parlare di un gioco di società, più che di una gara di F1, a Monza. Fra gettoni da un lato e penalità a iosa dall'altro che andavano spiegati più delle (teoricamente) normali questioni tecniche e sportive. Però è stata una gara che, per quanto non si sia risolta nel miglior modo possibile, ha rilanciato la Ferrari. Non tanto in classifica, quanto in prestazioni. Intendiamoci, non dimentichiamo certo che anche stavolta Lewis Hamilton ha rifilato 25 secondi a tutti, a partire proprio da Sebastian Vettel. Ma se proprio dovessimo giudicare guardando solo la classifica e non l'intera gara - per un attimo abbassiamoci a questo - conteggiamo allora pure gli altri 22-23 secondi che separano la Ferrari dalle Williams, delle quali non si può certo dire abbiano fatto una brutta gara, sebbene anche stavolta non abbiano azzeccato del tutto i pitstop. Ragioniamo poi anche sul fatto che Kimi Raikkonen, nella rimonta cui è stato costretto per quella malaugurata "falsa" partenza (ovviamente non nel senso che sia partito in anticipo, ma proprio che non è stata reale), ha superato in modo abbastanza agevole pure vetture che normalmente avrebbero dato molto filo da torcere, come le velocissime Force India. Dunque i 3 gettoni "spesi" dalla Ferrari in questa occasione per evolvere i motori, sembra siano stati impiegati oculatamente. Ma la Mercedes va ancora molto di più, obietterà giustamente qualcuno. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che i germanici non sono stati a dormire (né sugli allori né su altro) e di gettoni ne hanno utilizzati ben 7. Ci sta dunque che abbiano avuto un sensibile miglioramento, e in questo senso un buon riferimento ci è stato offerto (purtroppo per lui) da Nico Rosberg, che ha corso con un motore "vecchio" con il quale ha fatto molta fatica nel cercare di riprendere Vettel, finché gli è rimasto alle spalle (cioè prima del ritiro a motore in fumo). Se la proprietà transitiva vale ancora, significa dopotutto che quantomeno le Ferrari sono riuscite a fare un salto avanti che ha colmato il gap con le Mercedes. Quelle di un GP fa, certo. Ma tutto questo ci può anche far sperare (o sognare) che con i rimanenti gettoni si possa ancora fare qualche sensibile e concreto passo in avanti, come questo, specie ora che la Mercedes ha esaurito i suoi a disposizione. Avranno però ancora qualcosa da tirare fuori dal cassetto, gli ingegneri Ferrari? Magari non subito, ma confidiamo di sì, pur senza arrivare necessariamente a "supermotori". Parlando di prestazioni pure, al di là dei motivi che hanno portato a pessime posizioni iniziali in gara, la rimonta di Daniel Ricciardo fino all'ottavo posto finale è stata bella e lodevole, ma il fatto di essere finito ugualmente doppiato e che abbia soffiato solo in extremis la posizione finale a Marcus Ericsson (autore di una gara altrettanto da rimarcare) può limitare un poco l'entusiasmo. Speriamo per il sorridente australiano che quanto patito in questa occasione in termini di penalità a valanga, venga però restituito in termini di competitività anche della vettura nei prossimi GP, grazie a motori freschi. Penalità che di fatto hanno tolto dalla gara anche gli altri piloti sotto l'ala Red Bull, per i quali vale lo stesso augurio volto al futuro. Infine, dopo aver parlato di rimonte, non possiamo ignorare quella "a rovescio" di Jenson Button: molto efficace a inizio gara, quando ha potuto far valere le doti di lottatore ancora in mischia, ha tuttavia perso progressivamente posizioni fino a ritrovarsi a lottare per la 14a piazza finale proprio con il compagno di colori, Fernando Alonso, prima che quest'ultimo abbandonasse la contesa costretto al ritiro. Due campioni come loro meritano certamente di più, ma l'impressione che la McLaren-Honda sia ormai imbrigliata dall'impossibilità regolamentare di evolvere davvero - come del resto successo l'anno scorso alla Ferrari, soffocata da una turbina inadeguata e non sostituibile - fa pensare che la fine delle sofferenze non sia molto vicina. Maurizio Voltini