Più di mille giorni senza una pole position. Sebastian Vettel ha rotto un incantesimo che risaliva al 2012 e su asciutto addirittura al 2010. L’ultima pole position in qualifica di una Rossa s’era vista tre anni fa, al Gp Germania 2012 con Alonso. Ma lì era successo grazie alla pioggia che aveva scombinato le carte. Per trovare l’ultima pole su asciutto bisogna andare indietro fino al 2010, proprio a Singapore con Alonso. E anche Vettel era a digiuno da quasi 700 giorni: dal Brasile 2013, gara che lo laureò campione del mondo per la 4ª volta. Vettel ha rotto l’incantesimo suo e della Ferrari a Singapore, su una delle sue piste preferite, dove ha vinto spesso ed è sempre andato come un fulmine. Su questo tracciato cittadino, dalle medie basse fra muretti e guard rail, Vettel riesce a danzare con la monoposto meglio di tutti gli altri. È vero, la Mercedes era in crisi con gomme che non davano grip, ma Vette ha rifilato a pari macchina quasi 8 decimi al suo compagno Raikkonen e mezzo secondo alla Red Bull di Ricciardo. Unico pilota a scendere in tutto il week end sotto il “muro” simbolico di 1’44” facendo un giro spettacolare in 1’43”885. Diciamo così: una gara si può vincere anche per una serie di circostanze fortunate, per un errore del tuo avversario, per bravura tattica del pilota e del team ai box, come è successo in Ungheria e Malesia quest’anno alla Ferrari. Ma quando fai la pole position diventa una dimostrazione di forza schiacciante: perché vuol dire che sul giro secco, alla pari con tutti gli altri, sei stato indiscutibilmente il migliore. E questo galvanizza pilota e squadra e “carica” l’intero team. Vettel dopo le qualifiche era euforico. “Sono sensazioni incredibili. È solo sabato, il lavoro difficile sarà domani ma devo godermi il momento. Sembrava una buona giornata (anche se era notte… ndr) la macchina era fantastica ed è migliorata via via giro dopo giro. Sono sorpreso del margine di vantaggio (mezzo secondo su Ricciardo, ndr), ma credo anche di aver fatto un giro praticamente perfetto, specie l’ultimo. È davvero facile andare troppo in là, ma tutto alla fine mi è venuto alla perfezione. Ne ero consapevole durante il giro”. Vettel come suo solito ha gridato tutta la sua gioia dentro la radio alla fine del giro, anzi ha cominciato a esultare col il suo caratteristico dito teso in alto a indicare il primo posto ancor prima di tagliare il traguardo perché sapeva comunque che già il primo giro in 1'44”305 (ma poi si è migliorato di oltre 4 decimi, ndr) lo lasciava in pole perché Ricciardo non l'aveva battuto. “Ero molto emozionato alla fine del giro, e credo si sia sentito anche dalla radio, abbiamo fatto giri splendidi in Q1 e Q2 e sapevo di avere la possibilità di lottare per la pole. Ma sono stato molto sorpreso di non vedere le Mercedes a ridosso: mi aspettavo che in Q3 attivassero qualcosa di speciale per andare più forte e pensavo che me le sarei ritrovate lì”. Vettel però anche se si gode il momento non sottovaluta che la gara è alla domenica. I punti iridati sono in palio domani, non oggi. “Sarà una gara lunga, lunghissima, quasi vicina alle due ore e molte cose possono succedere in un gara così lunga”. Più paura in gara per la Red Bull che gli parte a fianco o per la Mercedes che finora ha vinto quasi tutti i Gp? “Credo che Mercedes sarà veloce, e se non lo saranno, sarebbe una grande sorpresa. Partono da dietro ma la gara è lunga. Però anche le Red Bull sono veloci. Ma noi ora non abbiamo paura di nessuno!”. Alberto Sabbatini