Un “sorry” gridato alla squadra via radio a fine gara ha sostituito la canzone di Toto Cotugno. Un messaggio radio che descrive in cinque lettere tutta la frustrazione di Sebastian Vettel per la corsa e l’amarezza per un risultato che sulla carta sembra eccellente - terzo posto e l’ennesimo podio su una pista ostica per la Ferrari - ma che lui evidentemente sperava potesse essere migliore. “Sono un po’ giù di morale per la mia gara, anche se è stato comunque un gran risultato. Siamo andati meglio di tutti gli altri con l’eccezione delle Mercedes che sono tornate alla loro abituale supremazia”. Il fatto è che Vettel si era illuso davvero di poter rimanere davanti a Rosberg in gara, posizione in cui si era trovato dopo due curve grazie alla sportellata di Lewis che aveva mandato fuori traiettoria Rosberg. La chiave della gara, il motivo per cui mastica amaro Vettel, è avvenuta fra il 28° e il 31° giro, nelle fasi del secondo pit stop quando i piloti sono passati all’ultimo set di gomme hard. Rosberg in quel momento era un paio di secondi alle spalle di Vettel e recuperava pericolosamente terreno ma Suzuka è una pista dove è difficile superare se non si ha un margine di velocità notevole. E la Mercedes aveva dimostrato che quando segue in scia un avversario soffre di elevate temperature che ne peggiorano la performance. Per cui la Ferrari accarezzava il sogno di rintuzzare l’attacco del tedesco. A quel punto Rosberg ha scelto la strategia che in gergo si chiama “undercut”, cioè quella di anticipare la sosta per poter mettere un treno di gomme nuove sempre hard, e fare un giro velocissimo per scavalcare il ferrarista. Manovra cui Vettel e il box Ferrari hanno reagito subito compiendo al sosta al giro successivo. Di solito, se il vantaggio è lieve, la manovra difensiva può riuscire. A meno che l’inseguitore che anticipa la sosta non riesca davvero a fare un giro di ripartenza fantastico e non trovi traffico in pista. In quei frangenti chi fa l’undercut è avvantaggiato dalla gomma nuovissima che permette nel primo giro grande aderenza, ma bisogna prendersi dei rischi perché comunque lo pneumatico, anche se appena uscito dalle termocoperte, deve scaldarsi a dovere per cui nelle prime curve la macchina scivola ancora un po’. L’inseguito può solo difendersi cercando di andare più forte possibile con le gomme consumate in quell’ultimo giro prima di andare a sua volta ai box a cambiare pneumatici. È sperare che all’inseguitore che vola nel giro a gomme fresche non vada tutto perfettamente. Insomma, per Rosberg c’era il vantaggio della mescola fresca ma lo svantaggio della gomma scivolosa nel primo chilometro. Una situazione di rischio. Per Vettel la speranza che in un solo giro Rosberg non gli mangiasse a gomma nuova tutto lo svantaggio. Stavolta la difesa di Vettel non è riuscita. Al 28° giro Rosberg è andato ai box ed è ripartito rapidissimo. Vettel ha sostato al 29° giro ma quando è tornato in pista si è visto sfrecciare a fianco a maggior velocità la Mercedes che lo ha superato proprio prima dell’imbocco della prima curva togliendogli il secondo posto. “Io ero contento della velocità del mio giro di rientro - spiega Vettel a fine gara amaramente - ma Nico ha fatto un giro di uscita a un ritmo sorprendente. L’avevo sottostimato. Il suo giro velocissimo a gomme nuove ha fatto la differenza. Ci sono mancati appena 3/4 decimi per restargli davanti. Forse se fossi entrato un giro prima, avremmo tenuto la posizione. Ma fino a quel momento le gomme andavano bene e non c’era motivo di anticipare la sosta. Pensavo di essere al sicuro”. Guardiamo le differenze di quei giri col cronometro: al 28° giro Vettel fa 1’39”009 e Rosberg dietro lui è praticamente alla pari: 1’39”002. Il distacco tra i due non supera i due secondi. Al 29° giro Vettel fa 1’39”094 e Rosberg sceglie di entrare ai box e il cronometro, mentre taglia il traguardo a velocità limitata dalla pit lane registra 1’41”343. Poi Nico riparte a scheggia. Al giro successivo, 30° passaggio, Seb per difendersi dalla sosta anticipata di Nico rientra anche lui: il suo giro d’ingresso, compreso il rallentamento, è migliore di quello di Rosberg di 6 decimi: 1’40”732. Sembrerebbe possibile difendere il secondo posto. Ma mentre Vettel rientra ai box, Rosberg che è in pista con le gomme nuove, completa il suo giro di ripartenza con un tempo mostruoso: 1’55”869. Due secondi meglio di quello che hanno fatto tutti nel giro di ripartenza fino a quel momento e due secondi meglio di quanto farà al giro successivo Vettel (1’57”856). Questo exploit nel giro di ripartenza permette a Rosberg di azzerare il distacco da Vettel e trovarsi appena davanti al ferrarista che sta uscendo dalla pit lane. Il podio si è deciso lì. Da quel momento Vettel non avrà più modo di attaccare Rosberg. “Anche oggi abbiamo imparato qualcosa - dice Vettel - Che te la giochi quando riesci ad andare al limite con le gomme ormai finite. Mi sembrava di aver fatto un buono giro, ma forse avrei dovuto forzare di più in quel giro prima di rientrare e prendermi più rischi”. Alberto Sabbatini