A Austin, finora, ha vinto solo chi è partito dalla prima fila. In tre edizioni per due volte è stato Hamilton (in entrambi i casi partito secondo) a festeggiare, una Vettel, nel 2013 dalla prima piazzola. Una pole che, quindi, conta relativamente, offrendo il circuito texano due punti chiave per provare l’attacco. E sono le staccate nelle quali si registrano le decelerazioni maggiori, stando ai dati della Brembo. Pur non essendo un circuito particolarmente impegnativo sull’impianto frenante, si segnala per tre frenate molto decise. In curva 1, in salita, si sviluppano 5.3G longitudinali dai 176 kg di pressione che vanno esercitati sul pedale del freno: sufficienti per inventarsi una manovra. In curva 11, al termine della sequenza di “esse” che caratterizza il primo settore, un’altra decisa staccata, seppur “solo” da 4.7G. Più importante curare l’uscita di curva, per non farsi beffare sul lungo dritto che segue – da DRS aperto – che non affrettare la manovra, essendoci proprio la staccata successiva di curva 12 a offrire un’opportunità più nitida: è la frenata più violenta di tutto il giro, dove si registrano 5.7G di decelerazione in 128 metri di frenata, nei quali imprimere sul pedale una pressione di 187 kg. Le velocità attese sono superiori ai 330 km/h e il delta che si registra è di 255 km/h. Ancora numeri su Austin, quelli legati alle probabilità che in gara entri la safety car, relativamente basse: 36%; così come rientra nella media la penalizzazione di 10 kg di carburante in più a bordo, calcolata in 3 decimi e mezzo al giro. A proposito di consumi, dalla Lotus svelano un valore di 1,69 kg/giro, con i 5.500 metri del circuito – l’ottavo più lungo del mondiale – affrontati per il 55% con il gas in pieno, a fronte di un tempo speso in frenata pari al 18%, con 4G di decelerazione media. Fabiano Polimeni infog brembo