C’era solo un reale e temibile avversario per le Mercedes a Città del Messico: Sebastian Vettel. Dopo il primo giro, con la Ferrari numero 5 già a 50”, era chiaro che la cavalcata di Rosberg e Hamilton non avrebbe incontrato grandi resistenze, se non i rischi legati all’affidabilità. Sarebbe potuto essere un Gran Premio del Messico dal copione molto diverso con Vettel a mettere pressione, così non è stato e Rosberg si mette in tasca una vittoria meritata, chiudendo un week end nel quale è stato costantemente veloce e al riparo da errori. Era il risultato che serviva dopo Austin. «E’ stato il podio più bello di sempre! Migliaia e migliaia di persone che gridano il tuo nome… è incredibile. Ti senti come una rockstar sul palco in quei momenti e mi sono goduto ogni istante», dirà a caldo Nico. Buona parte dell’esito della corsa si è deciso in partenza, stavolta in curva 1 non c’è stato margine per tentare la manovra da parte di Hamilton e da lì via verso una gara “semplice”, da gestire internamente. «E’ stato un week end perfetto, una buona qualifica e poi sono stato in grado di controllare al comando, rispondendo a Lewis ogni volta che si avvicinava. E’ stata una gara insidiosa, perché non c’era davvero aderenza al posteriore, in particolare dopo la safety car, con gomme fredde. Alla fine, però, mi sono trovato a mio agio», analizza il tedesco, che si riprende il secondo posto nel mondiale, con un vantaggio su Vettel di 21 punti a due gare dal termine. Pur senza minacce concrete dagli avversari, in Mercedes hanno dovuto gestire la W06 Hybrid sul versante dell’affidabilità, unico fattore che potesse metterli fuori dai giochi: «Non è stata un gara semplice per il team, avevamo molte incognite e diversi componenti al limite, soprattutto sul fronte del raffreddamento dei freni, assicurandoci che le temperature restassero nella norma. Anche il comportamento delle gomme era un’incognita e, dopo il primo stint, era chiaro che i livelli di usura fossero superiori a quanto atteso, uno pneumatico del set di Lewis era rimasto senza più gomma», analizza Lowe, a supporto delle due soste, digerite malvolentieri da Hamilton: «C’era uno stint molto più lungo da fare con le medie. Con un chiaro margine sulle macchine alle nostre spalle siamo passati alle due soste perché sarebbe stato rischioso andare sullo stint programmato in origine», aggiunge il direttore tecnico. Fabiano Polimeni