Quella in Brasile è stata una gara su due livelli differenti: i primi da una parte, che hanno giocato tutto sulle strategie e senza sorpassi (escludendo ovviamente i doppiaggi…); i due terzi di concorrenti più indietro che invece hanno duellato e offerto qualche bel momento di lotta diretta. Il clou di questi ultimi è stato il capolavoro di forza e precisione messo in mostra da Max Verstappen su Sergio Perez all'esterno della esse Senna. Ma i momenti sportivamente validi sono stati numerosi, da quelli relativi alla rimonta di Romain Grosjean o agli altri sorpassi di Verstappen, alla gara tatticamente imperscrutabile di Daniel Ricciardo e a quella meno felice di Pastor Maldonado che macchia una prestazione non malvagia con la speronata a Marcus Ericsson. Peccato che tutte queste cose siano successe "dietro", come lontana dai riflettori è stata la sofferta gara delle due McLaren, che tuttavia è meritoria nel fatto di aver portato entrambe le macchine al traguardo - questo l'obiettivo allo stato attuale - in particolare la numero 14 dopo tutte le vicissitudini in prova e qualifica. Questo quando problemi di trasmissione non hanno permesso a Carlos Sainz quasi nemmeno di iniziare la gara, dopo essere partito dalla pitlane (unico ritirato). Mentre la lotta solo interna delle Manor ha visto stavolta primeggiare Will Stevens davanti ad Alexander Rossi. Ma tornando in "prima linea", si è assistito ad una gara "di strategia" come capitava alcuni anni fa, e infatti lo spettacolo è tornato sugli stessi (scarsissimi) livelli. Così per una volta che non è coinvolto in incidenti, Nico Hulkenberg ha fatto valere la sua consistenza che, pur con una gara assolutamente nell'ombra e senza farsi notare, ma non per questo meno veloce, gli ha permesso un 6° posto finale "pesante" anche per il team Force India, che si assicura il 5° posto nel campionato Costruttori. Parlando sempre di strategie, Lewis Hamilton lamenta di non aver avuto la possibilità di un'alternativa tattica. Va detto però che quando l'ha richiesta via radio, a quel punto non c'era più granché che si potesse fare, anche perché la Mercedes era ancora mirata alle due sole soste. «Quando Lewis ha chiesto via radio una strategia alternativa - ha spiegato a fine gara Toto Wolff - l'unica opzione era quella di passare a tre soste, che però per noi era 10 secondi più lenta in termini di tempo complessivo di gara e avrebbe messo il suo secondo posto a rischio, per la Ferrari troppo vicina. La situazione è cambiata a nostro favore quando Vettel è si è convertito alla strategia su 3 soste: questo ci ha permesso di fare lo stesso potendo controllare qualsiasi minaccia fino a fine gara. I ragazzi hanno spinto a tutto gas fino al traguardo, ma Nico è stato in grado di gestire il gap fino alla fine, conquistando una meritata vittoria». Sarebbe stato possibile passare alle gomme soft anziché alle medie, per Hamilton? A parte che non si capisce perché il divieto di distinguere le strategie fra i due piloti Mercedes diventi iniquo solo quando fa comodo all'inglese, tecnicamente va ricordato che alla fine si è beccato quasi 8 secondi al traguardo, e non perché ci avesse "dato su" (non crediamo sia nel suo DNA) quanto perché a gomme finite. Ricordiamolo: Lewis non ha rivali in quanto a "pesantezza" del piede, ma non è certo il più rinomato sul lato della gestione pneumatici. Facciamocene una ragione: ultimamente Nico Rosberg è diventato più aggressivo. Se il tedesco aveva un limite era da questo punto di vista, ora invece ha cambiato registro e lo si è visto nelle ultime due partenze. Mentre per quanto riguarda la velocità pura (ma non il risultato finale) è almeno da quattro GP che svetta nel confronto diretto. Ormai è tardi per questa stagione, ma la prossima potrebbe partire con un altro andazzo. Sempre in tema di strategie, in Ferrari hanno provato a tentare qualcosa di diverso con Sebastian Vettel. Il risultato non è stato quello sperato (anche perché la Mercedes si è adeguata) perlomeno non così tanto da incidere significativamente, ma è stato incoraggiante vedere come ci abbiano provato quando c'era ben poco da perdere. E peraltro un terzo e quarto posto finale erano utopia, un anno fa. Se c'è un aspetto che può lasciare perplessi, piuttosto, è il fatto che il secondo pitstop di Vettel l'abbia fatto precipitare nel traffico, limitando così un poco il vantaggio dell'operazione. Speriamo non si sia incorsi nuovamente nei problemi che portarono Alonso a perdere il mondiale del 2010 ad Abu Dhabi, e che invece si sia pensato che gli avversari non sarebbero stati un vero problema per Seb. Perché oggettivamente va detto che oggi la Ferrari ha sì "pagato" 2-3 decimi al giro alla Mercedes, che sono comunque molti meno di quelli rimediati nelle prove, ma ha surclassato nettamente tutti gli altri. Questo al di là che solo le monoposto argento e quelle rosse non siano state doppiate. Un fattore, quest'ultimo, dovuto sia al fatto che Interlagos offre il giro più rapido nel Mondiale (in competizione con Spielberg), sia a quello che in questa parte della stagione gli investimenti in sviluppo fanno (anzi, hanno fatto) la differenza fra le varie squadre in corsa. Tuttavia sappiamo come nel recente passato anche la Ferrari non avesse brillato sul piano dello sviluppo "in corso d'opera", per cui anche questo è un aspetto positivo da trovare nell'attuale stagione. E che fa ben sperare anche per la prossima. Concludendo, una gara generalmente scialba ci ha comunque consegnato due momenti da scolpire nella pietra: uno è stato il sorpasso di Verstappen, mentre l'altro si è verificato a gara ormai conclusa. Parliamo dello scatto di Vettel. No, non quello in partenza, bensì quello effettuato nel retropodio per "scartare" l'addetto che cercava di sottragli il casco, che Seb ha poi mostrato orgogliosamente dal podio con le ultime aerografie sulla storia Ferrari. Decisamente, questo ragazzo ha qualcosa in più. Maurizio Voltini