Il letargo invernale della Formula 1 è buono per ripercorrere, analizzare, commentare quel che ormai è già stato scritto. Il titolo di Hamilton e i modi non esattamente sportivi manifestati nelle ultime gare stagionali. Comportamenti che non sono piaciuti a Jacques Villeneuve, con un punto sul quale mettersi d’accordo: quanto pesa la “sportività” del campione nel definirne la sua grandezza? Un Hamilton magistrale fino alla conquista del titolo, poi prestazioni in ombra, anche causa variazioni tecniche dalle quali non ha saputo venire a capo dopo Singapore ma, soprattutto, la manifestazione di un carattere che non ammette la sconfitta. Bella scoperta, si dirà. «Lewis ha svelato un lato molto negativo del suo carattere, con reazioni pessime. Ha dimostrato di non saper essere umile. Ha vinto tre campionati, non può comportarsi come un bambino al quale è stato tolto il giocattolo», commenta il pilota canadese. Non è esente da critiche anche Nico Rosberg, “reo” di essersi svegliato tardi, quando ormai il bottino buono era andato perso. «Quest’anno Lewis ha avuto un campionato “facile” perché non abbiamo visto il Nico aggressivo e battagliero dell’anno scorso a inizio anno. Avrebbe potuto esercitare della pressione su Hamilton dal lato psicologico, ha iniziato solo dopo il Gran Premio degli USA, dopo il quale è stato un “killer”», ha dichiarato a Motorsport-magazin. Avvisaglie di ritrovata competitività, a dire il vero, si erano manifestate già a Sochi, con pole e gara condotta in testa fino al ritiro per un guasto all’acceleratore. Sarà un inverno particolarmente corto, prima di tornare in pista e mettersi al lavoro per la campagna 2016, con sensazioni pure contrastanti sul finale di stagione dei due alfieri Mercedes, ma un fatto inequivocabilmente acquisito: la forza del titolo mondiale vinto da Hamilton. «Nico da un lato ha dimostrato di saper rispondere e non essere schiacciato, Lewis è inciampato quando le cose hanno iniziato a scricchiolare», conclude Villeneuve. Fabiano Polimeni