Risulterà un cambiamento meno rilevante di quanto ci si immagina oggi, a bocce ferme, la possibilità riconosciuta ai team di scegliersi le mescole da impiegare a ogni singolo gran premio. La proposta iniziale delle scuderie alla Pirelli andava in una direzione chiara, di totale libertà decisionale, ma il gommista, invocando ragioni di sicurezza, ha ristretto le possibilità di scelta a tre compound, imponendo due set di gomme tra i 13 utilizzabili nel week end di gara. Pat Symonds vede così la modifica allo spirito originario dell’idea; un’occasione persa, per creare reali differenze e spiega: «Non posso dire di essere del tutto entusiasta sulle modifiche alle regole per la scelta delle gomme. Mi piacciono le cose che introducono un po’ di caos. Inizialmente, quando venne fatta la proposta da parte delle scuderie, credo che ci fosse la concreta possibilità di introdurre un po’ di “confusione”, perché si presentavano diversi approcci possibili». Un libertà assoluta alla quale sono stati messi dei paletti: «Pirelli non era contenta della libera scelta delle gomme rimessa totalmente ai team, ed è strano. Siamo adulti e sufficientemente responsabili e da parte mia voglio andare a punti nelle gare e provare a vincerle». Il sunto del pensiero di Symonds è: potremmo in teoria attuare condotte “sconsiderate”, ma si ritorcerebbero contro e non siamo così ingenui. «Potremmo mettere i motori al massimo e romperli dopo una gara, ma non lo facciamo. Potremmo progettare macchine che non sono resistenti abbastanza, ma non lo facciamo. Siamo bravi in quel che facciamo e credo che sia falso sostenere che avremmo fatto delle scelte pericolose», aggiunge il direttore tecnico della Williams. Come conseguenza delle limitazioni introdotte nel meccanismo di selezione delle mescole, prevede un rapido “appiattimento” delle logiche di interpretazione, «siamo intelligenti quanto basta in Formula 1 e se c’è una soluzione corretta, la troviamo rapidamente. Non sono contro le regole per la selezione, mi piace assistere a cambiamenti, ma c’era il potenziale per fare meglio», ha raccontato ad Autosport. Fabiano Polimeni