di Mario Donnini La sua uscita inattesa dal neo-rinato team Renault che lo ha sostituito con Magnussen è stata la vera notizia dell’interstagione F.1 e Maldonado è pronto a spiegare come e perché. «Non c’è stato un accordo chiaro e la situazione è precipitata in poche ore. Mi sono trovato senza sponsor e il resto è venuto di conseguenza - riconosce Pastor -. Non ho rabbia adosso, non sono negativo, ma mi sento tutto meno che felice. È stato un fulmine a ciel sereno». - Un fulmine che ha incenerito 30 milioni di dollari della PDVSA, che sta per Petròles de Venezuela S.A., l’ente petrolifero di stato, che si è tirato indietro dopo l’avvenuta spaccatura tra Parlamento nazionale e Governo di Maduro, di impronta chavista. Come commenti ciò? «Nessun commento.Ci sono aspetti delicati, devo ancora capire, chiarire e pensare solo a lavorare per cercare un’alternativa per continuare a correre. La PDVSA fino a oggi ha fatto un grande lavoro e il programma statale aveva previsto il supporto anche ad altri piloti - come ad esempio Ej Viso e Samin Gomez -, e in vari sport. Non a caso sono arrivati a livello olimpionico tanti risultati e record. Sono certo che il supporto agli altri sport proseguirà». - In cinque stagioni e 95 Gp dal 2011 al 2015 hai vinto una gara, in quella magica domenica del Gp di Spagna 2012, al volante della Williams-Renault. «Ho corso per Williams e Lotus nei peggiori momenti della loro storia, ma quel giorno andò tutto bene. Tempi al top dalle libere, con tanta benzina. Barcellona era il solo circuito dove avevo provato, arrivò il primo step-evo di aerodinamica e le cose si misero a nostro favore. Andò tutto bene. La nostra macchina era sensibile al vento e vento non ce ne fu, avevo grinta, fiducia, ero tranquillo, perché quando hai finalmente una F.1 al top diventi sereno. Alonso partì a razzo ma non lo feci andare via, era l’occasione della vita. Durai 25 giri con gomme dure e non dovetti fare una sosta in più, invece Alonso “mangiava” le posteriori. Fu una delle più grandi sorprese nella storia della F.1, ma non per me, perché ho meritato quella gioia. La festa che mi fece la Williams in factory fu calda, sontuosa, indimenticabile. Chi pensa si tratti di un team freddo, sbaglia». - Fatto sta che quando te ne sei andato, a fine 2013, con la Williams eri incazzato nero. «Ero molto dispiaciuto per errori che vedevo fare alla squadra, ma il loro gran valore resta intatto». - Il tuo passaggio alla Lotus, che Raikkonen aveva riportato ala vittoria, doveva garantirti il salto di qualità, ma è stato un purgatorio. Come e perché? «Nel 2014 la macchina nuova, non certo supercattiva, anzi, è stata deliberata in ritardo, ha provato poco o niente e, soprattutto, siamo stati travolti dai problemi della power unit Renault. All’inizio si accendeva a fatica e si rompeva subito, quand’ancora eravamo ai box. È stata una partenza difficilissima, inattesa, che poi ci ha condizionato tantissimo per tutta la stagione a seguire». - Il passaggio ai propulsori Mercedes per il 2015 pareva garanzia di resurrezione virtuosa, ma per la Lotus le cose non sono andate proprio così. «E aggiungo peccato, perché la macchina era buona, ma i guai economici non hanno garantito lo sviluppo. I problemi d’affidabilità venivano da rotture di pezzi vecchi, ormai a fine chilometraggio, che non venivano sostituiti per risparmiare soldi». Continua... L'intervista completa su Autosprint numero 6 in edicola da martedì 9 febbraio 2016. AS_001_Copertina.indd