Otto ore di test, le ultime per provare a scoprire quale sia il potenziale in casa Red Bull, reduce da tre giornate prive di acuti e qualche problema tecnico sulla strada di Kvyat e Ricciardo a rallentarne il programma. La seconda sessione di test finora ha restituito un totale di 190 giri per il russo e 135 per il pilota australiano, che tira un primo bilancio della fase precampionato: «Abbiamo fatto molti più giri che negli ultimi due anni di test invernali messi insieme. Siamo in una situazione migliore di un anno fa e se riusciamo a partire da una buona posizione, allora possiamo chiudere il campionato alla grande, ne sono convinto». Ripone grande fiducia sul lavoro compiuto dal team di Milton Keynes con il progetto RB12 e quando gli chiedono quali progressi abbia riscontrato sul motore, dice: «A esser sincero al momento abbiamo fatto un piccolo passo avanti, non enorme. Abbastanza però per iniziare la stagione e a partire dalle gare europee dovremmo avere una buona evoluzione». Tante simulazioni di pit-stop, prove su stint corti, una simulazione gara. Il lavoro nei test non si è interessato della ricerca della prestazione pura in questa seconda sessione, come ha confermato anche Rocquelin, capo degli ingegneri in pista. L’attenzione è stata tutta rivolta alla preparazione della prima gara. Dove si posizionerà la Red Bull nell’ordine di valori in campo? Quanto inciderà il gap prestazionale sul fronte della power unit? Ricciardo è fiducioso: «Abbiamo già dimostrato lo scorso anno, quando ci mancavano diversi cavalli, di poter fare alcune gare degne di nota: se a Austin fosse rimasto bagnato probabilmente avrei vinto la gara e a Budapest e Singapore siamo saliti sul podio. Non è sempre il campionato dei motori; sulla potenza pura dovremmo esserci avvicinati quest’anno e piste come Monza e Spa non dovrebbero essere più uno spauracchio». Nell’intervista al sito ufficiale della Formula 1, il pilota australiano racconta anche di un clima diverso nei rapporti con Renault, giura che le frizioni dell’anno scorso sono un ricordo e confida sul motore evoluzione, atteso da Daniel in Spagna, mentre alcune fonti nei giorni scorsi prospettavano il Canada come pista del debutto. Fabiano Polimeni