E’ alla ricerca di un radicale cambio di rotta nel mondiale 2016. E’ alla ricerca della prima vittoria quest’anno, ma Lewis Hamilton non è tipo che si lascia abbattere dai momenti no. Sochi, l’ulteriore week end difficile, per la MGU-H a creargli problemi in qualifica, la perdita di pressione sull’impianto di raffreddamento in gara, mentre era a caccia di Rosberg, senza dimenticare la reprimenda ricevuta nelle libere 3. La seconda dell’anno, tanto da fargli pronosticare un concreto rischio di arretramento in griglia durante il campionato. «L’ultima è stata ridicola ed è divertente come mi ricordi quando correvo nei kart e c’era un commissario lì apposta per rovinare il week end a tutti. Sto iniziando a ricordare quelle esperienze». Assicura di avere ancora tutta la fame necessaria per andare a caccia di successi, «l'obiettivo è di eccellere in ogni occasione che ancora avrò. Voglio vincere campionati, gare, non so perché abbia ancora la spinta a ricercare queste cose, avendole già ottenute, credo sia perché amo quel che faccio. Continuerò a farlo fintanto che ne sarò innamorato, e non resterò in Formula 1 tanto per esserci, ma per vincere», racconta a Sky Sports. Di quel che vorrebbe fare “da grande”, del futuro dopo la Formula 1, ne ha parlato spesso. Altri ambienti, fuori dalle corse, lo attraggono. Gli Stati Uniti, la musica, la moda. «Sto provando quante più cose diverse posso. Vorrei fare così tante cose e non ho abbastanza tempo. Mi piacerebbe poter lavorare di più in aiuto dei bambini e degli animali dalle cose disumane che ancora vengono fatte». E’ il lato più profondo, quello dell’uomo Hamilton, più che del pilota: «Vorrei avere il tempo di far parte di quante più cose possibili e guardarmi un giorno in dietro e poter dire di aver ottenuto tanto nelle corse ma anche in altri settori». Prima, c’è ancora la Formula 1 e non si sente affatto un pilota già al limite delle proprie potenzialità: «E’ difficile per uno sportivo migliorare di continuo quando senti di essere già al tuo massimo. Ma ci sono sempre margini, non sei mai perfetto in ogni aspetto. Se guardi a Djokovic è il migliore oggi, ma scommetto qualsiasi cifra che ha ancora una piccola debolezza sulla quale si allena per diventare più forte e, facendolo, gli altri si allontanano». La sintesi è: trovare lo stato di grazia, la fase nella quale tutto coincide e ti esprimi davvero al meglio delle potenzialità. Istanti di perfezione. Giura che sul piano del pilotaggio, «ero in grado di guidare come faccio oggi già dall’età di 10 anni, è solo che adesso lo faccio in Formula 1. Oggi comprendo i miei ingegneri, che hanno studiato a Oxford, comprendo gli assetti, quindi direi che sul piano della fiducia e della conoscenza sto crescendo mentalmente, ma sul fronte della guida sono sempre lo stesso».