La strada è tracciata, nel 2017 le monoposto di Formula 1 dovranno integrare un dispositivo di protezione per la testa del pilota. Che sia l’Halo provato dalla Ferrari nei test invernali a Barcellona o l’Aeroscreen della Red Bull a Sochi, è una scelta che andrà effettuata ponderando i pro e i contro dei due dispositivi. Visibilità per il pilota, impatto estetico, effettiva protezione dagli urti con qualsiasi oggetto o, invece, prevalentemente da una ruota o parti grandi. Tutti aspetti da sviluppare. L’1 luglio è il termine ultimo entro il quale si dovrà avere una scelta chiara, per consentire l’implementazione nei progetti 2017. Le opinioni dei piloti sono discordi: c’è chi saluta l’introduzione di una protezione come un passo avanti necessario sul fronte della sicurezza e chi, invece, ritiene che l’essenza della Formula 1 sia quella di monoposto senza alcuna protezione per il casco. Il rischio e il pericolo come elementi del gioco, da trasmettere anche visivamente al pubblico. Charlie Whiting, direttore di corsa e delegato alla sicurezza della FIA, sposta la discussione su un altro piano. «Quando guardi le macchine in pista, finché non finiscono fuori non realizzi quanto vadano forte e quali danni possono derivare. Le monoposto avranno un look ancora “pericoloso”, il nostro lavoro è renderle alla vista tali senza che lo siano negli effetti. Non c’è niente di meglio che vedere un pilota uscire da una macchina danneggiata com’è successo con Fernando in Australia». Halo, piloti divisi Inevitabilmente, le due “fazioni” di favorevoli e contrari a un Halo o un Aeroscreen che sia, resteranno sulle proprie posizioni. Tra i dettagli da affinare e mettere nero su bianco nel regolamento tecnico 2017, andrà considerato anche il tempo di uscita dalla monoposto, oggi fissato in 5” (10” per uscita e riposizionamento volante). Il pilota dovrà poterlo fare in fretta, il prima possibile. Sul punto, Whiting anticipa: «Il tempo di uscita dalla macchina sarà un fattore importante e, osservando le aperture attuali, non vedo differenze tra i due dispositivi. Abbiamo fatto una prova al giovedì con Ricciardo per essere sicuri, perché anche in un solo giro non sai cosa può capitare. Le squadre svilupperanno sistemi per rendere l’uscita più semplice e se dovessimo aggiungere un paio di secondi al tempo richiesto per essere fuori dalla macchina, sarebbe un piccolo prezzo da pagare per la protezione aggiuntiva che avremmo per la testa».