Anno nuovo, concetti vecchi. Bernie Ecclestone non è nuovo a uscite critiche verso la Ferrari, in particolare sulla struttura organizzativa scelta dalla scuderia. Nei mesi scorsi aveva auspicato una riorganizzazione che permettesse il ritorno alla vittoria, sottolineando, però, come il momento attuale gli ricordasse molto da vicino quello dei primi anni Novanta.

Il presidente Marchionne (su Autosprint in edicola una dettagliata analisi di quelli che sono i temi chiave in casa Ferrari nel 2017) ha difeso a spada tratta le scelte che dallo scorso agosto hanno caratterizzato l'organizzazione dell'area tecnica, «fateci lavorare, i risultati arriveranno», ha promesso prima della sosta natalizia.

Intervistato da Sport Bild, Ecclestone ha una visione diversa dal numero 1 Ferrari e difende Sebastian Vettel, nel 2016 troppo spesso con i nervi scoperti e atteso a una stagione convincente e in armonia con il team, per guadagnarsi la riconferma a Maranello. «Non è colpa sua se non vince, ma della macchina e della squadra. La Ferrari è rimpiombata al tempo precedente l'arrivo di Schumacher e Todt, ci sono troppi italiani al lavoro. Non ho nulla contro l'Italia, ma gestire un team in modo vincente non è nel loro DNA, alla Ferrari serve "sangue fresco". Sono certo che Sebastian stia facendo tutto il possibile per vincere».

Non crede che possa lasciare nel 2018, «la sua missione si chiama Ferrari, so che prima di tutto vuole vincere con loro», ha proseguito Ecclestone.

Missione che dovrà fare i conti con i favoriti d'obbligo, Mercedes che troverà equilibri nuovi, senza più Lowe e Rosberg, con Allison e Bottas in sostituzione. «Non credo che Ferrari o Red Bull riusciranno a interrompere il dominio Mercedes. Il motore resterà ancora il migliore, assicurandogli un vantaggio enorme. Si può bilanciare la situazione solo ricorrendo a nuove regole sul motore, dobbiamo farlo il prima possibile».