Gli equilibri resteranno invariati fino al 2020, quando scadrà l'attuale Patto della Concordia. I giochi per la contrattazione di privilegi e il mantenimento dei vantaggi riconosciuti dalla gestione Ecclestone della Formula 1 oltre quella data sono già iniziati. Sul numero 7 di Autosprint elencavamo i nove punti cruciali che Ross Brawn dovrà gestire e il tema dei costi e della ripartizione dei proventi tra le scuderie appaiono quelli dalla mediazione più complessa.

Perché comporre gli interessi delle piccole scuderie e dei grandi team significa chiedere di accettare condizioni al ribasso per chi, oggi, si spartisce il 65% della fetta degli introiti del Circus. Ferrari, McLaren, Mercedes e Red Bull godono di un bonus extra dalla loro posizione nel mondiale Costruttori, sconosciuto alle altre scuderie. Squilibrio al quale sommare il bonus Ferrari quale scuderia che ha sempre preso parte al mondiale di Formula 1 ed elargizioni supplementari per Mercedes, Red Bull e Williams.

Un "problema" di equità che Formula One Group dovrà risolvere con il nuovo Patto della Concordia e le attenzioni dell'Europa sempre maggiori sull'effettiva libera concorrenza in Formula 1. Secondo quanto riporta Autosport, i team avvantaggiati dall'attuale Patto della Concordia si starebbero organizzando in quella che sarebbe una sorta di riedizione della FOTA, un'associazione delle scuderie per presentarsi con un fronte comune davanti a Formula One Group e negoziare il futuro.

Scenario piuttosto diverso dalla "prima versione", nata nel 2008 e arrivata a minacciare la creazione di una serie alternativa se la FIA avesse proseguito sulla strada dell'introduzione del budget cap nella stagione 2010, allora, infatti, tutti i tutti i team entrarono a far parte dell'associazione, salvo poi registrare la rottura del fronte comune.