Le ultime giornate dei test prestagionali della Formula 1 a Barcellona hanno tenuto ben accese le aspettative dei ferraristi. Sia Seb Vettel che Kimi Raikkonen hanno dimostrato che la SF70H va forte non solo con le mescole medie e soft, ma anche con quelle più morbide. Il concetto che va colto è che la macchina reagisce bene alle modifiche e alle varie situazioni, mostrando anche una buona risposta al passare dei giri nello stesso stint. Poi i riscontri cronometrici hanno un valore matematico, certo, ma ripetiamo una volta di più che non si deve "spaccare il decimo in quattro", per parafrasare un detto noto.

Anche perché da un lato il fatto che certi tempi siano stati ottenuti con vistosi rallentamenti negli ultimi metri del giro, e quindi potevano essere ancor migliori, può a ben ragione giustificare più di un sollucchero per chi tifa rosso. Insomma, la macchina c'è e non sono giustificati certi paragoni con i test dello scorso anno: è vero che anche lì la Ferrari svettò negli ultimi giorni, ma in modo ben più "impiccato" e con veri e propri "banzai lap" da qualifica. Stavolta invece le simulazioni da qualifica (peraltro non proprio con la benzina contata) sono servite solo a confermare quanto di buono già fatto vedere con le mescole meno morbide.

Dall'altro lato c'è il dubbio per l'inconveniente capitato a Raikkonen sul finire della sua simulazione di gara, ma alla fin fine è stato risolto abbastanza rapidamente - ammesso fosse davvero un problema elettrico ad aver fatto bloccare le ruote posteriori - e il finlandese è rientrato in pista potendo completare 111 giri. Insomma, la Ferrari di quest'anno è una macchina già ben impostata. Resta piuttosto da ricordare che siamo ancora nelle fasi iniziali di uno sviluppo che continuerà fino alla fine del campionato, e che in ogni caso già a Melbourne vedrà salire un alto scalino sulla base dei riscontri di questi stessi test.

Anche perché, come la Ferrari ha dato l'impressione di essere "ben calibrata", la Mercedes ha altrettanto fatto intuire che il suo potenziale è sempre notevole e che anche quest'anno farà da riferimento. Nondimeno, non da più l'idea di essere quella "corazzata Bismark" inattaccabile di una volta. C'è la convinzione comprensibile che sulla W08 non sia stato davvero sfruttato tutto il potenziale velocistico e motoristico, ma allo stesso tempo alle volte si è manifestata incertezza nelle uscite in pista, come se anche loro avessero avuto qualche problema ma siano riusciti a mascherarlo benissimo. Ciò ovviamente non basta a darli per già sconfitti, anzi, ma qualche speranza di "battibilità" la alimenta.

E gli altri? La Red Bull ci ha mostrato di avere anche stavolta un'ottima base magari ancora da "aggiustare" al meglio, ma sappiamo quanto i tecnici di Milton Keynes siano stati in grado in passato di far progredire le loro monoposto dopo i test e fra una gara e l'altra. Il punto debole, per il quale l'accomuniamo a Renault e Toro Rosso, è parso essere la motorizzazione: pur se in misura molto meno eclatante rispetto a Honda, la power unit francese ha dato frequenti problemi (anche a Carlos Sainz nella giornata finale) che hanno fatto incespicare nel lavoro di prova e sviluppo. C'è da pensare comunque ci si sia voluti "spingere oltre" alla ricerca dei cavalli, e le buone velocità massime farebbero intuire che un certo risultato sia stato ottenuto. O, almeno, che c'è un'ottima aerodinamica in termini di efficienza, permettendo di ottenere deportanza senza sacrificare la penetrazione. Per il resto, anche la squadra di Faenza e quella di Enstone hanno mostrato, per quanto a sprazzi, che le monoposto sono a un buon livello.

Dunque anche alle spalle dei top potremo avere lotta, se il fatto che questo venerdì abbiamo 7 piloti racchiusi in 5 decimi di secondo, da Sainz a Stroll, significa qualcosa. Dunque anche Force India e Williams possono benissimo essere della partita, al di là di certi exploit della monoposto di Grove, ottenuti a serbatoi pressoché vuoti. Poi la Haas deve trovare il filo tecnico del discorso ma non ha ancora dato l'impressione di essere "una macchina sbagliata", mentre la Sauber dovrà comunque lottare per stare vicina agli altri.

Ma chi dovrà lottare più di tutti appare essere la McLaren: a sconcertare non è stato tanto il numero di fermate in pista, che purtroppo per il team amplificano l'effetto pubblico dei problemi, quanto piuttosto che alla fin fine sia stato quasi sempre lo stesso problema, prima di tipo idraulico e poi di tipo elettrico, a colpire la MCL32. Insomma, sembra vi sia poca reattività tecnica. Nondimeno, le cause verranno certamente analizzate a fondo e con più calma in factory e ci si aspetta vengano risolte, ma questa apparente incapacità di risolvere "sul posto" gli inconvenienti potrebbe rallentare seriamente lo sviluppo.

In ogni caso, lo ripetiamo, c'è ancora molta strada da qui a Melbourne, e non intendiamo solo geograficamente, per cui ci potrebbe aspettare qualche sorpresa nelle prove che attendono la Formula 1, quelle del GP d'Australia a partire dal prossimo 24 marzo.