Settant’anni appena compiuti e ancora tante sfide in pista da combattere. La più importante quella in Formula 1, dove la SF70H si prepara al primo GP della stagione a dieci anni dall’ultimo titolo mondiale piloti Ferrari, quello conquistato nel 2007 da Kimi Raikkonen.

Il finlandese è stato l’ultimo di una lunga stirpe di campioni in rosso. La Scuderia è l’unica ad aver preso parte a tutte le stagioni di Formula 1 e dal ’50 ad oggi ha conquistato 15 titoli mondiali piloti e 16 costruttori. Il merito è stato delle vetture, certo, ma anche di tanti uomini straordinari.

IL CICCIO: A guardarlo oggi Alberto Ascari non sembrerebbe avere le physique du rôle del grande atleta. Eppure il gentiluomo figlio d’arte fu un pilota indomito e la corporatura robusta non gli impedì di entrare nella leggenda. Unico italiano a vincere un titolo, anzi due, con la Ferrari, nel ’52 e nel ’53 battendo avversari come Fangio. Un uomo dal grande coraggio e dalla romantica incoscienza: dopo soli quattro giorni il terribile incidente al GP di Montecarlo del ’55 salì sulla vettura dell’amico Castellotti sul tracciato di Monza durante una giornata di prove. Ma quel giorno non sarebbe mai arrivato al traguardo. 

CORE INGRATO: Toccò al più grande avversario di Ascari regalare a Enzo Ferrari il terzo titolo. Ma se il Ciccio per Ferrari fu come un figlio, Juan Manuel Fangio non entrò mai nel cuore del Drake. Pilota geniale, raggiunse l’apice della carriera oltre a 40 anni già compiuti, vincendo con la Scuderia nel ’56 al volante della D50. Ma sarebbe stato un amore di breve durata e nel ’57 Fangio corse con Maserati, regalando al Tridente il titolo e centrando la quinta iride in carriera. 

PAPILLON: Classe 1929, Mike Hawtorn faceva ancora parte della generazione dei piloti gentleman e aveva il vezzo di correre indossando il farfallino. Nel ’53 entrò nello squadrone Ferrari, diventando il più giovane vincitore di un gran premio. Un ragazzo molto veloce ma anche sfortunato: nel ’54 sopravvisse per miracolo al rogo della sua auto sul circuito di Siracusa, mentre l’anno successivo sarebbe stato protagonista del più grave incidente della storia del motorsport: tornando in pista dai box innescò una tragica carambola che avrebbe provocato la morte di 82 spettatori. Nel ’58 il triste successo: durante il GP di Germania Hawtorn perse anche l’amico Collins e a fine stagione si ritirò da campione. 

L’AMERICANO: Nato a Miami, Florida, Phil Hill fu un talento precoce (per l’epoca) e a 19 anni vinse la sua prima gara negli USA. Nel ’49 decise di tentar fortuna in Europa e negli anni ’50 si sarebbe distinto con numerosi successi nelle gare di durata. L’esordio in Formula 1 avvenne nel ’58 con Maserati.  Enzo Ferrari strappò ai vicini di casa il grintoso americano, ma la prima vittoria sarebbe arrivata solo nel ’60. L’apice della carriera nel ’61: Hill si laureò campione dopo epici duelli contro Wolfgang Von Trips, diventando il primo americano a sedere sul trono del Circus. 

IL FIGLIO DEL VENTO: Scomparso alla vigilia del 70° anniversario Ferrari, John Surtees è una delle più grandi leggende del motorsport. Figlio di un meccanico di South London, Surtees iniziò a correre in moto e nella seconda metà degli anni ’50 dominò la scena delle classi 350 e 500 vincendo sette titoli mondiali in sella a MV Agusta. Nel ’61 il passaggio a tempo pieno in Formula 1: colpito dallo stile e dalla personalità di Big John, Enzo Ferrari lo volle nella Scuderia, con cui vinse il campionato al volante della 158 F1. Nel ’66 l’ultima stagione in Ferrari, che lasciò dopo alcuni screzi col Drake: prima di andarsene regalò alla Scuderia una leggendaria vittoria sotto la tempesta sul tracciato di Spa.

LAUDATO SII: Erede di una grande famiglia di banchieri viennesi, Niki Lauda sfidò il volere dei sui per fare il pilota. Dopo due stagioni con March e BRM, nel ’74 venne ingaggiato da Enzo Ferrari per affiancare Clay Regazzoni. Ma se il playboy svizzero non riuscì mai a diventare campione, l’austriaco riportò il titolo a Maranello dopo ben 11 anni. Nel ’76 il tragico rogo del Nurburgring rischiò di mettere fine non solo alla carriera ma anche alla vita stessa di Lauda. Che una forza di volontà straordinaria torno in macchina dopo solo sei settimane, tagliando il traguardo di Monza al 4° posto. James Hunt si laureò campione in una stagione diventata poi un colossal hollywoodiano ma l’anno successivo fu ancora Niki a vincere al volante della 312 T2, prima dell’addio alla Scuderia per le troppe pressioni che lo stavano schiacciando. 

L’ORSO: Sudafricano di origini lituane, Jody Scheckter sarebbe stato ricordato per molti anni come l’ultimo campione della Ferrari. L’Orso, come venne affettuosamente soprannominato a Maranello, arrivò alla corte di Enzo nel ’79, vincendo il titolo all’esordio al volante della velocissima 312 T4. Nell’80, dopo una stagione oltremodo deludente e terminata senza nemmeno un podio, Jody decise di ritirarsi con la reputazione intatta e ad oggi è l’unico sudafricano ad aver vinto il titolo in F1.

IL MITO: Per raccontare la carriera di Micheal Schumacher in poche righe basta citare alcuni numeri: 7 titoli mondiali, di cui 5 con Ferrari conquistati dal 2000 al 2004, 91 gran premi vinti in carriera, di cui 13 nella sola stagione 2003. Per molti è il più grande di tutti i tempi, per i tifosi Ferrari è semplicemente la leggenda inarrivabile che ha riportato la Rossa sul tetto del mondo. 

L’ULTIMO IMPERATORE: Il finlandese Kimi Raikkonen, al pari di Scheckter, è riuscito a vincere il titolo durante la stagione d’esordio con Ferrari. Nel 2007, dopo alcune buone stagioni con McLaren, è diventato campione al termine di una stagione a dir poco emozionante, vincendo per un solo punto di vantaggio con un solo punto di vantaggio su Lewis Hamilton. Ritiratosi dal Circus a fine 2009, è tornato sui suoi passi nel 2012 e dopo due stagioni con Lotus si appresta a disputare la sua settima annata in Ferrari al volante della nuova SF70H

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