Palmer e Ricciardo, due esempi a Melbourne di come sia cambiato il comportamento delle nuove monoposto: macchina persa al posteriore, due scenari diversi, con lo stesso esito. Impossibile recuperare la perdita di aderenza. «Quando perdi appena un po' la macchina, soprattutto al posteriore, è difficile recuperare perché vai forte in curva, hai mezzo decimo di secondo per reagire dove fino allo scorso anno avevi quattro secondi: in curva potevi prenderti un caffé con quelle macchine», ha spiegato Fernando Alonso.

Minor spazio per rimediare a un errore, scenario da rileggere su piste con più curve in appoggio rispetto all'Albert Park e con la variabile del vento, altro fattore registrato nei test di Barcellona dai piloti come maggiormente destabilizzante rispetto alla precedente generazione di Formula 1. 

«Siamo in una categoria diversa, più nella direzione della Formula 1. Son contento che vada più forte in curva di una GP2 o di una Super Formula, altre categorie che erano più veloci della F1. Le macchine sono molto più divertenti e la velocità in curva è tornata a quella che dovrebbe essere», ha aggiunto Alonso, "rassegnatosi" a dare per perso un altro fattore chiave della serie regina: il sound. «E' parte del DNA dello sport, credo però non tornerà più»

Un giudizio più completo, poi, andrà espresso sulle possibilità di sorpasso offerte da questa generazione di monoposto. Non è di per sé la quantità a contare, quanto la qualità. Se pochi ma veri, ben vengano. Verstappen ha indicato le difficoltà maggiori a seguire una monoposto, frutto di un'aria molto più disturbata - conseguenza del superiore carico aerodinamico generato - rispetto al passato, tale da rendere problematico l'inseguimento già a 2" di distacco, nonché la necessità di un delta velocistico superiore per poter tentare l'attacco sul pilota che precede.

La Federazione riesaminerà la lunghezza delle zone DRS, con la possibilità di un'estensione: resta di per sé un artificio; «Ho letto che saranno riconsiderate le zone DRS, tutti stanno lavorando nella medesima direzione, per rendere la F1 di nuovo spettacolare», ha aggiunto Alonso.

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La velocità superiore, i minori margini di recupero di un errore di guida, la necessità di estrarre il massimo da macchine più prestazionali in curva, fattori che portano i piloti migliori a segnalarsi - tanto più va dato rilievo alla prestazione del nostro Antonio Giovinazzi, non solo in gara, ma in qualifica, sulla velocità pura -: «Abbiamo visto all'interno delle scuderie come sono stati divisi i piloti, sempre un pilota più esperto più veloce e un rookie dietro. Su questo tipo di piste, strette, sconnesse, sulle quali dove spingere, non è facile trovare la velocità. Sono macchine in definitiva più dure da guidare».