La Indy 500 per cercare gloria, per inseguire una legittimazione che dalla Formula 1, da troppo tempo, non trova più sotto forma dei risultati che vorrebbe. Fernando Alonso sarà a Indianapolis, il 28 maggio. Niente GP a Montecarlo con la McLaren e va bene così, visto il rendimento e le prospettive. Si dirà: "Non correrà proprio sulla pista meno esigente sul propulsore". Oggettivamente, coltivare speranze di un arrivo a punti, più o meno avanzato, ha davvero un significato? Molto meglio raccogliere una nuova sfida, funzionale a un obiettivo. 

«La possibilità si è presentata quest'anno. Se voglio essere il miglior pilota del mondo ho due opzioni: o vinco 8 mondiali, uno più di Michael -  ed è improbabile – o vinco in serie diverse, nelle gare più importanti al mondo ed essere un pilota che riesce a competere in serie diverse su macchine diverse», racconta dalla conferenza stampa del giovedì a Sakhir. 

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Raccoglie una sfida per la quale adesso non è ancora pronto, c'è un programma in essere, tratteggiato in linea di massima: «Non posso dire con esattezza quale sarà. Sarò in Alabama la settimana prossima, probabilmente farò il sedile dopo la gara che si correrà lì, poi volerò in Russia e dopo il gran premio andrò a Indianapolis a testare la macchina al simulatore, anche se non è sicuro al 100%, poi tornerò in Spagna per il gran premio e ripartirò subito dopo la gara perché ci sono le prove».

La voglia di fare "come una volta", quell'idea dei piloti impegnati in più categorie, la regola per i grandissimi del passato, prima che la specializzazione estrema prendesse il sopravvento. Hulkenberg a Le Mans nel 2015 un esempio recente, adesso Alonso, che ricorda: «Non è una cosa molto comune ora come ora. In passato era una gara (Indianapolis; ndr) che riguardava tutti i migliori piloti al mondo con le migliori macchine al mondo. Poi è diventato uno sport molto più professionale, in cui ognuno si dedicava in una serie». 

E non si lascia sfuggire l'assist arrivato dalla platea, quando gli è stato chiesto con Ron Dennis ancora al comando della McLaren avrebbe avuto uguale opportunità: «Non credo sarebbe stato possibile. Zak Brown ha una visione più ampia rispetto ad altri team principal che ho avuto. Vede il motorsport in modo diverso, la McLaren in modo diverso e non solo concentrata sulla Formula 1. McLaren ha vinto la 500 miglia in passato, la 24 Ore di Le Mans, è bello che Zak e la McLaren abbiano unito le loro strade».

Un'idea nella quale vincono tutti. Anzitutto in termini di immagine, sottolinea Fernando: «La Formula 1 è importante, ha un grande mercato in america del nord, è importante andare lì e mostrare rispetto per la serie Indy. Anche per la serie è positivo avere un pilota di Formula 1; uguale per la McLaren-Honda, poter correre nello stesso giorno il Gran Premio di Monaco e a Indianpolis. E’ uno scenario dal quale tutti hanno solo da guadagnarci».

Numeri e curiosità del GP del Bahrain

La 24 Ore di Le Mans sarà l'impegno futuro, non sa ancora quando, giura. Se già nel 2018, o forse: «Non saprei, si corre tra il GP del Canada e Baku. Vedremo quanti collegamenti aerei ci sono. La priorità resta la Formula 1. Se riuscirò a correre in altre serie nello stesso anno sarà grandioso altrimenti farò solo la F1». Scherza e spostare l'attenzione su un altro impegno è anche il modo per cercare gloria che non può trovare adesso dalla McLaren-Honda MCL32: «Se la macchina fosse stata competitiva quest’anno, avremmo avuto 43 punti come gli altri piloti e non avrei potuto permettermi di perdere una gara. Sarebbe stato diverso».