Con il Bahrain International Circuit di 5.412 metri, la Formula 1 si trova stavolta ad affrontare condizioni che sono un po' un mix fra quelle trovate nei primi due GP. Quello a Sakhir (periferia di Manama) è un tracciato disegnato da Hermann Tilke come quello in Cina, ma la presenza di numerose curve strette lo rende più simile a quello di Melbourne come caratteristiche di stop&go (accelerazione da marce basse) che portano a privilegiare le qualità di trazione delle monoposto, e di conseguenza a sforzare soprattutto le gomme posteriori. Anche il consumo di carburante ne risente, come pure quello dei freni date le numerose staccate (e anche per loro il calore non aiuta).

La presenza di due allunghi considerevoli porta a non esagerare con il carico aerodinamico (restano comunque alcune curve importanti da quinta marcia) inoltre l'asfalto (di tipo granito) non è troppo abrasivo e quindi il consumo dei pneumatici non è altissimo. Tuttavia le alte temperature ambientali - e per fortuna che la gara si disputa in notturna… - rendono molto elevato il degrado termico. In più la sabbia portata dal vento del deserto rende più difficili i primi giri. Questi sono tutti fattori che portano i tecnici delle squadre a dover considerare opportunamente il variare delle condizioni nel corso della giornata e dei giri.

Ricordiamo che le mescole portate qui dalla Pirelli sono le stesse della Cina (supersoft, soft e medium), che rispetto all'edizione del 2016 il circuito non ha avuto nessun cambiamento né novità (solo operazioni di manutenzione generale) e che le zone di attivazione del DRS sono nel rettilineo di partenza e in quello contrapposto fra le curve 10 e 11, con detection point prima della curva 14 e della curva 9 rispettivamente (fra le 15 totali). Infine, il record da battere stavolta è quello stabilito da De La Rosa nel 2005, in 1'31"447.