Da un parte l'elencazione di tutto quel che di sbagliato è stato fatto nella gestione recente della Formula 1. Dall'altra, la replica inoppugnabile di un prodotto che, per quanto criticabile, è stato portato a valori miliardari e "piazzato sul mercato". E' il confronto di visioni tra Chase Carey e Bernie Ecclestone, giunto a un nuovo capitolo. 

«Giorno per giorno trovo frustrazione. La Formula 1 è un sport che ha avuto l'abitudine a dire troppi "No". Voglio che dica "Sì" a molte più cose. Che valore ha un'idea se la risposta a qualsiasi cosa vuoi fare è "No"? Tutto ciò crea frustrazone. C'è una serie di cose che si dovevano fare e non sono state fatte. Sentivamo che la Formula 1 era uno sport non gestito nel pieno del suo potenziale negli ultimi 5 o 6 anni, che non ha sfruttato quel che aveva a disposizione», ha commentato alla Press Association. 

Parole alle quali Ecclestone ha replicato da par suo, difendendo il modello gestionale che, per sua stessa ammissione, ha puntato a spremere il più possibile il prodotto Formula 1 in un'ottica di creazione di valore meramente finanziario. Creare valore per gli azionisti, innegabile. Si è tralasciata la creazione di valore per la base, il pubblico, il miglioramento del prodotto.

«Probabilmente ha ragione. Se un'idea non generava soldi o sprecava solo tempo ho detto no. Non è stato molto specifico, mi piacerebbe avesse detto "Bernie ha fatto questo o quello ed è stato stupido". Ho condotto una compagnia che doveva generare utili, se l'avessi gestita in modo non efficiente Liberty probabilmente non avrebbe acquistato le quote. Ho dovuto assicurarmi che potessimo estrarre il massimo dal profilo finanziario per rendere la Formula 1 interessante per qualche acquirente, ed è quello che è accaduto», le parole di Ecclestone riportate dal Daily Mail.

Più volte si è discusso dell'apertura della categoria ai social media, strumento fondamentale per costruire interesse, veicolare il "prodotto" presso un pubblico nuovo e in seconda battuta un canale da monetizzare. Tranchant Ecclestone: «Parla del profilo dei social media, ma non ho visto nulla di quel che ha fatto che sia stato di beneficio alla Formula 1»

Tornando alle parole di Carey, dal bastone alla carota - «Tutti facciamo degli errori, nessuno è perfetto. Bernie ha rilevato un business e lo ha venduto per 8 miliardi di dollari, merita tutti i riconoscimenti del mondo» -. Per poi tracciare la nuova linea da seguire, un indirizzo registrato anche nelle decisioni dell'ultimo Strategy Group, dal quale è emersa l'apertura a tutte le scuderie perché partecipino alle riunioni e non si risolva in un centro di controllo limitato a cinque scuderie, una sesta a rotazione annuale sulla base dei risultati, alla FIA e alla FOM. «Nella realtà odierna serve lanciare commercialmente uno sport e non lo stavamo facendo. Quando hai qualcuno che per così tanto tempo è identificato fortemente con la Formula 1 ci sarà sempre un certo grado di complessità. Io farò quel che ritengo sia giusto.

Lo stile di Bernie è stato dividi e conquista, per mantenere tutto molto vicino, noi vogliamo che ci sia uno spirito di collaborazione. Le squadre, i promoter, la Formula 1 e la FIA tutti hanno una visione condivisa su dove vogliamo portare lo sport e vogliamo costruirlo in un modo che sia salutare per tutti. Sono trascorsi 3 mesi e siamo stati molto chiari su uno degli aspetti che non hanno fatto bene allo sport, ovvero il continuo concentrarsi sul breve periodo e quel che andava fatto la settimana dopo. A noi interessa più guardare a dove sarà lo sport fra 3 anni che non fra 3 mesi. Bernie è sempre stato focalizzato sul breve termine».

Il futuro ruota sulla sfida di trovare un accordo che soddisfi tutti in prospettiva 2021, quando sulla scena si proporranno nuovi motori. Le attuali power unit va ricordato come siano sempre state osteggiate da Bernie Ecclestone. Carey contesta il processo che ha portato a questi motori: «Alcune delle decisioni prese richiedevano un miglior processo di analisi. Ad esempio, l'attuale motore si è rivelato troppo complesso, troppo costoso e ha perso parte del sound che aggiunge fascino allo sport. Faremo delle cose e per farle servirà del tempo, non ci sarà un nuovo motore in due mesi perché se provassi a operare in questo modo farei più danni che benefici. Vogliamo essere certi di avere gli strumenti per gestire il business anziché lanciare sul campo delle cose per creare una storia destinata media».