L'emozione offerta dalle qualifiche di Barcellona non è venuta meno in gara, e quindi partiamo subito parlando delle belle manovre che si sono viste nel 66 giri del GP di Spagna. Grande protagonista in tal senso è stato Sebastian Vettel, che non si è mai tirato indietro nelle lotte dirette: quella con Valtteri Bottas dopo il primo pit-stop, e soprattutto quelle con Lewis Hamilton. Bellissimi dal punto di vista agonistico sia il sorpasso mettendo le ruote sull'erba a 300 orari, sia la ruotata dopo il cambio gomme. Emblematico il fatto che però Hamilton abbia restituito il sorpasso, con quello decisivo che gli ha consegnato la prima posizione fino al traguardo, con una ben maggiore facilità: su questo dovranno ragionare, i tecnici Ferrari. In ogni caso Lewis ha vinto il primo confronto diretto con Seb, ma quest'ultimo non ha certo demeritato, anzi.

Guardando alla gara spagnola da un altro punto di vista, invece, è ovvio che il distacco finale di soli 3"5 tra Hamilton e Vettel lascia spazio a molte recriminazioni: dove e/o quando si sarebbero potuti recuperare (o non perdere)? Il fatto è che le occasioni per fare questa differenza sono state numerose: il tempo perso al primo pit-stop; quello perso alle spalle di Bottas più lento; la differente strategia di pneumatici; il secondo pit-stop effettuato a virtual safety car conclusa (a differenza di Hamilton); il ritiro di Raikkonen che poteva ostacolare le Mercedes; i doppiaggi, compresa l'incomprensione con Massa… Insomma, tante situazioni che hanno "giocato contro" Sebastian e non gli hanno permesso di capitalizzare al meglio l'ottima partenza in cui ha sopravanzato Lewis già alla prima curva e i sorpassi successivi.

Insistere troppo su quale sia stato l'elemento determinante può risultare stucchevole e fine a sé stesso. Nondimeno, qualche considerazione va pur spesa sul fatto che probabilmente era possibile sfruttare di più il primo set di gomme soft, spremuto per 17 giri contro i 24 di Hamilton e di Ricciardo (e anche col secondo set si poteva fare di più che 23 giri). Ma soprattutto che la scelta del secondo pit-stop sia stata fatta subendo la strategia Mercedes. Toto Wolff ha ammesso che loro hanno aspettato l'ultimo giro della virtual safety car per effettuare il cambio da medie a soft, proprio per non farsi copiare in tempo reale da Ferrari. Che invece ha "abboccato" con un giro di ritardo - come troppe volte visto l'anno scorso e invece fortunatamente mai nelle prime 4 gare del 2017 - pagando così dazio per tre volte. Una perché copiare in ritardo le strategie degli altri non è mai positivo; poi perché così si è mancato il vantaggio di sostare in regime di VSC, che fa perdere meno tempo; infine perché Vettel si è visto costretto a fare 29 giri finali con la gomma più lenta disponibile, quando invece Hamilton ne ha fatti 30 con quella più veloce. Insomma, pur ben consci che le occasioni per "fare la differenza" sono sempre trovabili "a decinaia" a fine gara, tuttavia questo riteniamo sia stato un errore da evitare in ogni caso.

Diamo però anche i giusti meriti ai vincitori. Come team la Mercedes ha giocato bene con le strategie, anche nel lasciare Bottas "tra i piedi" di Vettel. Inoltre si è visto come gli aggiornamenti portati in questa gara con lo scopo di migliorare il bilanciamento sulla distanza, abbiano effettivamente centrato lo scopo. Inoltre, sebbene abbia perso il confronto con Vettel dal punto di vista delle ruotate, Hamilton è tuttavia stato esemplare nel gestire gli ultimi giri e nello sfruttare al meglio il vantaggio di mescola senza strafare. Insomma, va bene essere un pilota "istintivo", ma Lewis ha dimostrato (e non è la prima volta) di saper anche ragionare quando è richiesto.

Un episodio topico della gara è stato quello che ha visto coinvolti Valtteri Bottas, Kimi Raikkonen e Max Verstappen al via, conclusosi con il ritiro della Ferrari 7 e della Red Bull 3 (mentre la Mercedes 77 si è ritirata molto più avanti per avaria motoristica). Peccato per Kimi che aveva azzeccato la miglior partenza nel gruppo dei primi, solo per vedersi costretto ad alzare il piede in pieno rettilineo perché imbottigliato tra Bottas, Hamilton e Verstappen. Anche Bottas non era partito male, trovandosi attaccato a Vettel. Proprio per questo, per non rischiare, Valtteri ha anticipato la staccata alla quale era arrivato ancora davanti a Kimi, manovra che ha permesso a quest'ultimo di sfilare quasi completamente. Peccato che quel "quasi" abbia fatto la differenza: Bottas tocca la ruota posteriore di Raikkonen e così lo manda disastrosamente contro a Verstappen che si trovava all'esterno. La direzione gara ha optato per la valutazione di un incidente senza responsabilità da punire, e concordiamo: Valtteri si è trovato sul cordolo interno e non aveva spazio, né poteva accodarsi perché non ne aveva il margine (era lui ad essere superato, non il contrario); Kimi non poteva allargare perché aveva Max all'esterno, preso praticamente a tenaglia; a sua volta l'olandese non poteva sapere appieno cosa si stava svolgendo alla sua destra. Insomma, classico incidente di gara connesso alla difficoltà di passare in tre nella stessa curva.

La gara non è stata però solo tra i tre soliti top team. Anzi, alle loro spalle vi sono state delle "grandi cose". Cominciamo con Sergio Perez ed Esteban Ocon che portano alla Force India due stupende posizioni (4° e 5°). Bene anche il 6° posto di Nico Hulkenberg, ma addirittura clamoroso è piuttosto l'ottavo finale di Pascal Wehrlein. Il tedesco della Sauber ha interpretato ottimamente una strategia estrema su una sola sosta, sfruttando al massimo la durata delle Pirelli portate a Barcellona: 33 giri su soft e 32 su medie. Solo una disattenzione, proprio nell'unico pit-stop, che gli ha causato una penalizzazione di 5 secondi. Questo ha permesso a Carlos Sainz, che lo insidiava, di guadagnare una posizione. Per la Toro Rosso è un risultato molto positivo, anche perché si aggiunge il 9° di Daniil Kvyat che ricordiamo era partito in ultima fila, e ciò le permette di scavalcare la Williams al 5° posto tra i costruttori. Mentre l'ultimo punto disponibile sembra fosse proprio destinato alla Haas, visto che la decima piazza era di Kevin Magnussen se non fosse stato che la lotta finale con Kvyat gli ha causato danni e una foratura; in ogni caso la posizione è stata "ereditata" da Romain Grosjean.

Gara da dimenticare per Fernando Alonso e Felipe Massa, e non solo perché anche loro sono venuti a contatto al via, con lo spagnolo mandato nell'erba e il brasiliano costretto  rientrare ai box per sostituire ala e gomme (foratura). Come ha ammesso a fine gara, Alonso non ha avuto passo in gara per confermare l'incredibile prestazione in qualifica, mentre Massa si è addirittura trovato a dover superare Lance Stroll e si è visto preso a ruotate da Stoffel Vandoorne. Una disattenzione che il belga ha pagato non solo con il ritiro per la sospensione rotta, ma anche con 2 punti licenza e l'arretramento in griglia di 3 posizioni al prossimo GP, quello di Montecarlo tra due settimane.