Partendo dal presupposto che mancano 14 gran premi al termine del campionato, se a fine stagione Sebastian Vettel sarà incoronato per la quinta volta il merito sarà anche dei due giri al fulmicotone che gli hanno consentito di vincere a Montecarlo. Un trionfo statisticamente appagante per Ferrari, tornata principessa di Monaco dopo 16 anni, ma soprattutto un successo tattico nel grande quadro strategico del mondiale. 

Scattato bene alle spalle dell’altrettanto reattivo (in partenza) compagno di squadra Raikkonen, Vettel non ha mai perso di vista il finlandese, oggi negli straordinari panni di avversario da battere. Un elastico corto, col tedesco sempre agganciato alla coda della SF70H numero 7. La svolta della gara nei pochi giri compresi tra il pit-stop di Raikkonen e Vettel. Kimi si ferma al 34°, tornando in pista alle spalle di Button e Werhlein; Vettel inizia a martellare, mettendo a segno giri sempre più veloci fino 1:15.587 del 38° passaggio al traguardo. Al 39° giro viene richiamato ai box: la sua sosta dura 8 decimi in meno rispetto a quella di Raikkonen e Vettel torna in pista davanti a tutti. Gioco, partita e incontro (qui l'approfondimento sulla sfida tra i die ferraristi). 

Lo stesso Vettel conferma dopo la gara quanto quei pochi giri “da qualifica” siano stati determinanti: “Ho vinto lì. E credo che sia stata una vittoria fenomenale: sono stati  giri cruciali, in cui ho sorpreso me stesso perché durante giri i giri precedenti sia io che Kimi avevamo faticato col posteriore, poi siamo riusciti a recuperare le gomme e allora ho spinto più che ho potuto. E’ lì che ho vinto la gara. Sapevo che era solo questione di tempo prima che chiamassero Kimi, quindi l’unica possibilità di vincere che avevo era spingere il più possibile. E i giri che ho fatto in quel momento erano molto meglio di quelli fatti un qualifica. Pensavo di aver recuperato mezzo secondo, un secondo: quando ho scoperto di aver guadagnato di più è stato fenomenale”

Bravo Vettel ma altrettanto spento Kimi a parità di gomma, la supersoft. Il tedesco ha continuato a spingere, rifilando decimi su decimi (anche quasi un secondo al giro) al compagno di squadra. Poi la safety car intervenuta in seguito all’incidente di Wehrlein ha ricompattato il gruppo, senza tuttavia modificare l’esito di una gara ormai scontata: “Ho controllato il passo – ha aggiunto Vettel – e vedendo il gap di Kimi ho chiesto al mio muretto se avesse dei problemi. Ho spinto quel che bastava per avere un vantaggio sufficiente in caso fossi dovuto rientrare. Dopo la safety le gomme erano fredde come pietre ma essere il primo in pista, senza traffico davanti mi ha aiutato a ritrovare il ritmo velocemente”. 

Ora Vettel guida la classifica con 129 punti, 25 in più dell’altro grande sconfitto di Monaco, Lewis Hamilton: “Sicuramente per Mercedes non è stato un bel weekend ma non importa: ora dobbiamo spingere e pensare a noi stessi. Sicuramente sono più contento di Kimi ma per il team sono tantissimi punti quindi è una grande giornata. Speriamo di andare così anche in Canada, ora pensiamo a divertirci”

Una vittoria, la terza stagionale, frutto del pilota ma anche di una grande Gina. La SF70H che sta riportando Ferrari al vertice della Formula 1 dopo anni di sofferenza: “E’ una vittoria importante – ha commentato Riccardo Adami, ingegnere di pista di Vettel -, quest’anno stiamo rompendo tutti i record. Dobbiamo andare avanti così. Siam partiti forte fin dai test invernali, grazie alle scelte corrette fatte in seguito ai cambi di regolamento, e ora stiamo crescendo con uno sviluppo costante”.