Montreal per la Force India vuol dire riprendere un filo spezzatosi a Montecarlo, causa arrembante tentativo di Sergio Perez su Daniil Kvyat, a risalire le posizioni della top ten dopo un avvio convincente, settimo, prima di sprofondare il classifica per il pit-stop anticipato e i secondi preziosi persi per la sostituzione dell'ala. Prima gara dell'anno conclusa a secco di punti, poco male se si legge la classifica Costruttori, viste le 24 lunghezze di margine sulla Toro Rosso e le 33 su una Williams che altro spolvero dovrebbe avere sull'anello intorno all'isola di Notre Dame. 

«Sono fiero del team e di come abbiamo corso a Monaco, abbiamo dato tutto ma non era la nostra giornata. E' stato un peccato non sfruttare al massimo l'occasione per proseguire nella serie di gare a punti. Montreal è una pista sulla quale ho corso buone gare e sono fiducioso, mi piace la sfida, è tutta sul ritardare le frenate ed essere aggressivi tra le varianti, devi essere preciso visti i muretti così vicini alla pista», commenta Sergio Perez.

Eccezion fatta per il podio del 2012, con la Sauber, il Canada non ha regalato grandi soddisfazioni recenti a Checo: tre volte 11mo - classificato anche nel 2014 del botto all'ultimo giro con Felipe Massa -, nel 2016 è giunto nelle posizioni periferiche della zona punti, 10mo. «Credo la Formula 1 abbia bisogno di più tracciati simili a Montreal, sui quali gli errori vengono puniti. Queste piste vecchia scuola esaltano piloti e tifosi, solitamente regalano gare divertenti».

Dalla battuta di arresto di Montecarlo, punito alla seconda variante della Piscina nel corso delle libere 3, pegno quasi inevitabile per i rookie nel Principato, Esteban Ocon ha il potenziale per riprendere il ruolino di marcia convincente delle prime cinque gare: «E' un'altra pista nuova per me, sarò in modalità apprendimento al venerdì. Conosco il giro dalle sessioni al simulatore e dai videogames, Montreal ha caratteristiche che ho sempre apprezzato. Dopo la cattiva sorte di Monaco voglio tornare a ottenere punti, la macchina migliora a ogni gara e sento di riuscire a esprimermi appieno. Insieme al team abbiamo costruito una buona intesa e sanno cosa ho bisogno dalla macchina».

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A delineare le aree cruciali per la prestazione a Montreal è Tom McCullogh, capo degli ingegneri in pista: «Il consumo di carburante è alto e i freni messi sotto sforzo, per valori elevati di energia dissipata e temperature raggiunte. L'usura sarà qualcosa da monitorare. E' una pista relativamente semplice per le gomme, ci aspettiamo un degrado basso. 

Il tempo sul giro si fa saltando sui cordoli e sfruttando quelli in uscita, ma può essere un rischio, visto che la maggior parte delle curve in uscita ha dei muretti. Il meteo può offrire delle sorprese, cambia repentinamente e le gare tendono a essere molto imprevedibili»

L'editoriale: Un duello tra passato e futuro