Gli Stati Uniti sono la patria della Libertà. O almeno i padri fondatori ne erano fermamente convinti. A Filadelfia c’è la Liberty Bell. A guardia di Manhattan la Statua della Libertà. Il primo emendamento della costituzione è incentrato sulle libertà del cittadino. 

E con un nome come Liberty Media, la società che ora guida la Formula 1 non poteva disilludere le speranze di liberazione del Circus da (alcune) delle esclusivistiche restrizioni imposte dalla gestione Ecclestone. Che con britannico pugno di ferro aveva reso il paddock un fortilizio inespugnabile per i fan. 

Gli americani, oltre al concetto di libertà, conoscono molto bene anche quelli di marketing e show business. Li hanno inventati loro. Il Super Bowl non è “solo” la finale del football: è l’evento mediatico più seguito del continente. Dove uno spot, un singolo passaggio durante la partita, vale 5 milioni di dollari. I nuovi padroni del vapore l’hanno ripetuto più volte: la Formula 1 deve diventare social e accessibile. Non solo per caritas nei confronti degli appassionati ma per convogliare nuova linfa nel più grande carrozzone a motore del mondo.

Dopo sette gran premi si notano i primi risultati. Ora al termine delle qualifiche i piloti si piazzano in griglia di partenza, davanti al pubblico, a commentare la giornata. E come dimenticare il bambino Thomas, personaggio quasi dickensiano che ha monopolizzato l’attenzione del pubblico con le sue lacrime dopo il ritiro di Kimi Raikkonen. Il finale, col piccolo consolato da Iceman nel box Ferrari, invidiato dai ferraristi di tutto il mondo, è stato da Hollywood. Mai sotto la guida di “Scrooge” Ecclestone si sarebbe vista un’adorabile sceneggiata di tal fatta.

Questo accadeva in Spagna e dopo Monaco abbiamo visto anche di meglio. Perché con tutto il rispetto per Thomas, ben più inaudito è stato trovare sul profilo twitter il video del briefing piloti monegasco (vedi sotto), con Charlie Whiting in cattedra. Roba mostruosamente proibita, vista solo nel film Rush. O nel docufilm su Senna. Un’operazione social spettacolare: con aristocratica nonchalance la Formula 1 ha aperto a tutti (gratuitamente) un dietro le quinte inaccessibile.  

 

Infine il Canada: Fernando Alonso tradito per l’ennesima volta dalla sua McLaren, invece di sbattere il casco a terra, scende dalla monoposto con gesto messianico, prima di lanciarsi in mezzo alla folla per una comunione pagana che ha elettrizzato i fortunati in tribuna. Il tutto debitamente ripreso e socializzato dalla F1. Che certamente non permetterà ai tifosi di gironzolare nei box, né l’anno prossimo né mai, ma sta mettendo in scena una lodevole opera di disgelo, preludio di un auspicabile caduta della cortina di ferro.