L'attenzione finisce tutta sul "bel gesto", il tentativo offerto a Lewis Hamilton di andare all'assalto delle Ferrari, la restituzione del podio - e la rinuncia a 3 punti che scopriremo ad Abu Dhabi se e quale peso avranno avuto nell'economia del mondiale - a Valtteri Bottas. Il quadro più ampio, però, dice di una Mercedes tornata con i piedi per terra in Ungheria, dopo l'exploit magistrale di Silverstone e la sequenza vincente e convincente inaugurata dopo Monaco. 

Una buona fetta di vittoria all'Hungaroring si costruisce dalla pole al sabato e nel complesso del week end è stata una Ferrari chiaramente superiore e in grado di compiere un passo in avanti clamoroso dalle libere del venerdì alla qualifica. Mai una chance di attacco per Bottas all'inseguimento di Raikkonen, mai una vera opportunità per Hamilton in seguito. «E' stata una gara davvero difficile, il passo non è stato un problema, ma quando sei a 1"5 dalla macchina davanti diventa difficilissimo chiudere il gap. E la posizione di partenza ha rappresentato un gran vantaggio per la Ferrari. Anche se in difficoltà, nessuno avrebbe potuto passare Sebastian». Così, la sintesi del pilota finlandese, ad ammettere sin dalle qualifiche come sulle piste da alto carico aerodinamico in Mercedes abbiano ancora del lavoro da fare. 

Il resto è un ricamare sullo scambio di cortesie e posizioni attuato, a dispetto di immagini tv che hanno immortalato un Toto Wolff furioso dopo la restituzione del podio a Bottas sull'ultima curva. E' mancato nella fase finale, dopo aver ceduto la posizione a Hamilton, il gap tra le Mercedes si è aperto arrivando a superare i 5", scenario che ha obbligato Lewis a un giro finale in 1'30" per farsi riprendere da Bottas, che spiega così: «Abbiamo provato a scambiare le posizioni ma nemmeno Lewis è riuscito a passarli. Non abbiamo guadagnato alcun punto, sono lieto sia stato fatto un tentativo. Mi era stato promesso che Lewis avrebbe restituito la posizione se non fosse riuscito a superare. 

Ho avuto difficoltà con i doppiati e il divario da Lewis è cresciuto più di quanto volessi, però ha mantenuto la promessa e abbiamo scambiato nuovamente le posizioni. Non credo sia qualcosa che ogni compagno di squadra farebbe in una lotta per il mondiale. Credo sia stato davvero un bel gesto e dimostra che è un vero uomo squadra. La nostra posizione non troppo negativa se guardiamo ai punti nel mondiale, io e Lewis siamo ancora in lotta».

Tra problemi radio e l'impossibilità di provare un vero attacco, la domenica di Hamilton si chiude con l'orgoglio per il gesto umano, come ha spiegato nel dopogara, e tanti tanti interrogativi sul peso specifico che avrà a fine campionato l'episodio magiaro. 

«Quando la radio non funzionava credevo che il team fosse preoccupato delle gomme e della tenuta sulla distanza.  Così ho pensato che forse stessero andando piano per accelerare un seguito. Stavo spingendo e mi ritrovavo con tutta questa velocità ma ero bloccato dietro Valtteri e non potevo dirlo al team (ha provato a parlare con i "gesti", uno scarto evidente verso il muretto box mentre seguiva Bottas; ndr).

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Nei giri conclusivi ho mantenuto la mia parola, avevo detto che se non fossi riuscito a passare Kimi avrei fatto passare Valtteri. Probabilmente è stata una scelta presa più con il cuore. La testa è più spietata, ogni punto conta, è da "vita o morte". Ma era la cosa giusta da fare.

L'ho detto durante l'anno che voglio vincere il titolo nel modo giusto, forse riguarderò in modo diverso alla vicenda se, a fine stagione, perderò per un piccolo margine, ma credo nel fare le cose nel modo giusto e che quando fai bene poi ti ritorna. Abbiamo perso un bel po' di punti nella prima metà di campionato, so però che possiamo vincere quando torneremo ancor più in forma dopo la sosta estiva».

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